Il gentleman

«È quasi una definizione di gentiluomo dire
che è uno che non infligge mai dolore.
La descrizione è raffinata e, nel suo ambito, precisa.
Egli si occupa unicamente di togliere gli ostacoli
che limitano la libera e sciolta azione
di coloro che gli sono attorno;
e si associa con i loro movimenti
piuttosto che prendere lui stesso l’iniziativa…
Il vero gentiluomo evita con attenzione
qualsiasi cosa possa causare una scossa
o un sobbalzo negli animi di coloro con cui si trova,
la sua grande premura è
quella di mettere tutti a loro agio, e come a casa.
Tiene lo sguardo su tutta la compagnia;
è tenero con gli impacciati,
gentile verso chi si tiene a distanza,
e misericordioso verso i ridicoli.
Tiene a mente con chi sta parlando;
si trattiene dal fare allusioni inopportune
o dal proporre argomenti che potrebbero irritare.
Raramente si mette in mostra nelle conversazioni,
e non è mai noioso.
Sminuisce l’importanza dei favori che fa,
e sembra che stia ricevendo
quando in realtà è lui che dona.
Non parla mai di se stesso,
a meno che vi sia costretto,
non si difende mai semplicemente rimbeccando,
non presta orecchio a maldicenze o pettegolezzi,
è scrupoloso nell’attribuire intenzioni
a coloro che interferiscono con lui,
e interpreta al meglio ogni cosa».

John Henry Newman

Questa definizione di gentleman sembra l’identikit dell’uomo, anzi della persona, che vorremmo presentare a tutti, al di là delle appartenenze politiche, sociali e religiose”. Aurora Nicosia, Direttore di Città Nuova.

Ringrazio l’amico Giorgio per averla condivisa.

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