LA DIVERSITÀ (2)

I conflitti diventano in genere ingestibili o molto difficoltosi anche perché i progetti polititi – che dovrebbero stare sotto a questi conflitti – sono molto deboli. Ora, noi vediamo che la concorrenza – che può diventare anche conflittuale tra i partiti, i gruppi parlamentari e le idee – è giusta, è ciò che ci consente la libertà di scegliere tra le diverse proposte. Solo che la concorrenza che attualmente si sta realizzando non è più una concorrenza tra avversari che danno una possibilità di scelta ai cittadini e si confrontano per arrivare ad un risultato unitario: la diversità in democrazia serve a questo, cioè a ricomporre sempre l’unità politica della Nazione. Noi vediamo che lo scontro politico è diventato assoluto. E questo è profondamente sbagliato, perché la logica del conflitto politico è, per certi aspetti, quella di un gioco a somma sempre positiva, cioè dove è vero che c’è uno che vince e uno che perde, ma anche colui che perde, la minoranza, ha un ruolo: l’opposizione esercita dei controlli, è indispensabile quanto il governo. Se ci si odia, se si perde il senso del progetto politico, e si è vittima soltanto delle proprie anguste ideologie, diventa difficilissimo vivere in maniera costruttiva i ruoli diversi che sono assegnati alla maggioranza e all’opposizione. E probabilmente, in questo momento è questa perdita di coscienza che affligge pesantemente il ceto politico. (…)

Antonio M.B.

Da: Serve un risveglio collettivo

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