Prendere sul serio l’attuazione della «civiltà dell’amore» (2)

La decisione di rilanciare questa profetica proposta della civiltà dell’amore non è da intendere come il voler tornare nostalgicamente al passato e nemmeno di dimenticarsi ingenuamente del contesto di forte frammentazione nel quale viviamo e che sembra smentire nei fatti che si possa andare verso la realizzazione di questo sogno così ardito, ma piuttosto l’evidenziare quanto ciò sia molto importante averlo sempre più presente: come infatti ho affermato precedentemente esso rimane continuamente un traguardo di grandissima attualità a cui in fondo la stessa umanità da sempre aspira di poter raggiungere.                                                                                                           Certo si tratta di andare coraggiosamente oltre la logica del mondo – la quale troppo spesso illude, disorienta e porta perfino alla rassegnazione – proprio perché è indispensabile vivere ciò dentro le sfide, anche le più complicate, che la storia ci pone innanzi e trovare in questo modo le strategie più opportune per contribuire insieme a concretizzarla nei differenti contesti in cui si agisce affinché così quel sogno diventi sempre più una realtà sperimentabile.                                                                               A questo proposito è davvero essenziale quanto ha affermato la sociologa brasiliana Vera Araujo: “Occorre superare tanti concetti logori, insufficienti, inefficaci e ideologicizzati, e assumere in pienezza tutti i contenuti dell’amore come forma e sostanza del nostro essere e del nostro agire, in modo da poter prendere sul serio la possibilità concreta di una «civiltà dell’amore», dove trovino spazio: rapporti nuovi, strutture di grazia, istituzioni di unità”.

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