Repetita iuvant

E’ possibile una cultura della fraternità nella città?                                                  «Giorgio La Pira l’aveva capito già da tempo: parlando al Comitato Internazionale della Croce Rossa  a Ginevra nel 1954, il sindaco di Firenze aveva espresso il suo amore ma anche la sua grande preoccupazione per le città: “queste essenziali strutture della civiltà umana – strutture in cui trovano espressione i valori storici e creativi dell’uomo”.
Parole forti, ancora attuali come sessant’anni fa. Le città oggi sono chiamate a rispondere alle sfide della globalizzazione, dell’incontro e dello scontro tra le culture, le etnie, le religioni, le sfide fra le generazioni, le sfide economiche e quelle della giustizia sociale.
Ma è ancora possibile lavorare nella città e per il bene della città? Che ruolo hanno gli amministratori degli enti locali in questo momento di crisi della politica? E ancora, quale può essere il valore aggiunto di un nuovo rapporto tra amministratori e cittadini?                  Il convegno che si terrà a Genova 1 e 2 dicembre prossimi, intende rispondere anche a queste domande. “Cosa sarebbe l’Italia senza le città“? È il titolo, ripreso proprio da La Pira, dell’appuntamento.
Una convocazione opportuna, in un momento come questo, mentre si sentono ripetere tante, troppe parole? Eppure, è proprio tale contesto a chiedere di fermarsi a riflettere sulle ragioni e sulle implicazioni di questo tempo di difficoltà, per tentare di individuare possibili percorsi per una decisa inversione di rotta». (Dal sito del Mppu)

Per leggere il programma, se ancora non l’avete fatto, cliccate sul link che ho riportato nel post di ieri e, come già ho detto, se volete saperne di più cliccate sui link del Movimento politico per l’unità e di Umanità Nuova che trovate in fondo alla pagina sotto il titolo: Siti consigliati.

Certo, l’impegno richiesto è notevole perché si tratta di due giorni ma come ho scritto proprio presentando la finalità di questo blog: «L’educazione alla democrazia diviene una delle principali esigenze della democrazia stessa. In poche parole: ‘fare politica’ (sia da parte di un rappresentante eletto ad una carica pubblica, sia da chi intenda esercitare la propria cittadinanza in modo consapevole e responsabile) è un’arte che non s’improvvisa e che richiede l’acquisizione e l’implementazione (il sostegno – la realizzazione) di specifiche competenze».

Per questo vi confido che ci terrei tantissimo poter condividere insieme a voi questo prezioso appuntamento nazionale proprio perchè sono certissimo che sarà fonte di ricchezza per tutti.

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