I CITTADINI E L’EUROPA (2° e ultima parte)

In un tempo così contraddittorio ci è chiesto di reagire con determinazione e assumerci come cittadini le nostre responsabilità così da rilanciare costruttivamente il più bel progetto che l’Occidente abbia concepito e che i riti dell’umanità stanno soffocando: per ridargli energia infatti servono obiettivi realistici ed entusiasmanti, capaci cioè di governare una fase nuova rispetto a quando esso è nato, quelli senza i quali i sogni perdono senso. Affinché questo impegno sia davvero credibile è importante che poggi su almeno tre condizioni.
La prima è quella di chiedere in modo intransigente a tutte le forze politiche di rendere pubbliche le presenze e le proposte avanzate dai propri rappresentanti in questa legislazione che volge al termine; “se” e “cosa” è fissato nei loro Statuti e nei propri programmi riguardo al Progetto Politico Europeo e quali sono i punti salienti con cui si presentano alle elezioni europee che si terranno il 26 maggio 2019.
La seconda riguarda il Parlamento Europeo, l’unica istituzione dell’UE eletta direttamente dai cittadini, il quale è fondamentale che rappresenti davvero sempre più la volontà popolare attraverso un maggiore diritto di iniziativa legislativa da parte di coloro che vengono eletti, come dovrebbe avvenire all’interno degli stessi singoli stati, così da rafforzare veramente il legame tra i cittadini e i propri rappresentanti.
La terza è l’importanza di fare un ponderato discernimento rispetto al fondamentale esercizio di scegliere la nuova classe politica europea, approfondendo la conoscenza dei canditati, perché diventa determinante dare la fiducia a quanti si mostrano più credibili nell’impegno per una politica alta, la quale oggi più che mai è tale se animata dalla reciprocità, e per questo sono disponibili a ritrovare l’ambizione di condividere grandi obiettivi comuni insieme a tutti coloro che comporranno il nuovo parlamento europeo.
Certo, agire così è davvero molto esigente sia per loro ma anche per noi cittadini ma l’alternativa al rischio dello smembramento della Casa Comune e quindi al caos richiede la capacità di riannodare i rapporti fra tutti e concorrere così insieme a salvare l’Europa dalla sua ora più buia. Ecco dunque perché è essenziale, attraverso la nostra fattiva testimonianza, rendere sempre più visibile la fraternità come categoria politica, come principio e metodo dell’agire politico: vivere infatti l’alterità attraverso la fraternità non significa omologare le differenze, non è questo il futuro dell’umanità, ma rendere possibile la loro convivialità, il loro reciproco riconoscersi e accettarsi, sul fondamento comune della dignità assoluta di ogni persona umana.
Sì, dobbiamo avere la certezza che l’unità nella diversità è la sfida più avvincente per far diventare veramente l’Europa una famiglia di popoli fratelli e la cui unità può contribuire anche alla stessa unità della famiglia umana.

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