Fino a quanto dovremo aspettare per amarci?

Il 7 aprile si è ricordato il genocidio del Rwanda avvenuto 25 anni fa. Il governo hutu insieme agli estremisti hutu organizzò lo sterminio della minoranza etnica dei tutsi (in cui furono massacrati anche gli hutu moderati): in 104 giorni, dal 7 aprile al 16 luglio 1994, morirono circa un milione di persone. Essa è soltanto una delle pagine più drammatiche della storia dell’umanità e quindi il suo doveroso ricordo deve essere un’opportunità per non dimenticare tutte altre che ci sono state e anche quelle che purtroppo continuano a insanguinare il pianeta. E nell’assordante silenzio in cui spesso ciò accade un forte un grido di dolore sale al Cielo: fino quanto dovremo aspettare affinché si riesca finalmente a comprendere che se non ci amiamo a vicenda queste continueranno ad essere le conseguenze?                                                                      In questi prossimi giorni ci sentiremo ripetere ancora una volta proprio questo accorato invito: “Amatevi a vicenda come io vi ho amati ”. Facciamolo subito nostro dunque certi che vivere così, come ha detto Chiara Lubich, …è la chiave principale per la soluzione di ogni problema, è la risposta fondamentale a ogni male dell’uomo. Certo: esso non è quello che a prima vista può apparire, non è uno scherzo. E’ esigentissimo e forte e ha però il potere di cambiare il mondo. (…) Non è sufficiente per lui l’amicizia o la benevolenza verso gli altri; non gli basta la filantropia, né la sola solidarietà. L’amore che chiede non si esaurisce nella non-violenza. E’ qualcosa d’attivo, d’attivissimo. Domanda di non vivere più per se stessi, ma per gli altri. E ciò richiede sacrificio, fatica. Domanda a tutti di trasformarsi da persone poco coraggiose, di scarsa volontà ed egoiste, concentrati sui propri interessi, sulle proprie cose, in piccoli eroi quotidiani che, giorno dopo giorno, sono al servizio dei fratelli, pronti a donare persino la vita in loro favore. (…) Amore, dunque, fra noi ed amore seminato in molti angoli della terra, fra tutti, con tutti i mezzi, perché sia realtà l’invasione d’amore e prenda così consistenza, anche per il nostro contributo, la civiltà dell’amore che tutti attendiamo.

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