Accettare il rischio della carità politica (Don Tonino Bello)

“Anzitutto, non solo sono convinto di quanto afferma la Gaudium et spes, che parla della politica come di un’arte nobile e difficile, ma condivido in pieno l’espressione di Paolo VI, il quale afferma che ‘la politica è una maniera esigente di vivere l’impegno cristiano al servizio degli altri’.
Penso, pertanto, che il credente, oggi più che mai, debba accettare il rischio della carità politica, sottoposta per sua natura alla lacerazione delle scelte difficili, alla fatica delle decisioni non da tutti comprese, al disturbo delle contraddizioni e delle conflittualità sistematiche, al margine sempre più largo dell’errore costantemente in agguato.

Il cristiano, in pratica, imbocca la Gerusalemme – Gerico; non disdegna di sporcarsi le mani; non passa oltre per paura di contaminarsi; non si prende i fatti suoi; non si rifugia nei suoi affari privati; non tira diritto per raggiungere il focolare domestico, o l’amore rassicurante della sposa, o la mistica solennità della sinagoga. Fa come fece il buon Samaritano, per il quale san Luca usa due verbi splendidi: ‘Ne ebbe compassione’ e ‘gli si fece vicino’.

È un mestiere difficile, non c’è dubbio. Non solo perchè richiede la coscienza dell’autonomia della politica da ogni ipoteca confessionale e il riconoscimento della sua laicità. Ma anche perché deve evitare la tentazione, sempre in agguato, dell’integralismo: diversamente si ridurrebbe il messaggio cristiano a una ideologia sociale.

Il cristiano che fa politica deve avere non solo la compassione delle mani e del cuore, ma anche la compassione del cervello. Analizza in profondità le situazioni di malessere. Apporta rimedi sostanziali sottratti alla fosforescenza del precariato. Non fa delle sofferenze della gente l’occasione per gestire i bisogni a scopo di potere. Paga di persona il prezzo di una solidarietà che diventa passione per l’uomo. Addita in termini planetari e senza paure, i focolai da cui partono le ingiustizie, le violenze, le guerre, le oppressioni, le violazioni dei diritti umani.
Sicché, man mano che il cristiano entra in politica, dovrebbe uscirne di pari passo la mentalità clientelare, il vassallaggio dei sistemi correntizi, la spartizione oscena del denaro pubblico, il fariseismo teso a scopi reconditi di dominio.

Utopie? Forse. Ma così a portata di mano, che possono finalmente diventare ‘carne e sangue’ sull’altare della vita”.

1 pensiero su “Accettare il rischio della carità politica (Don Tonino Bello)

  1. A completamento del pensiero di don T. Bello riporto due citazioni:
    «Il fedele laico è chiamato a individuare, nelle concrete situazioni politiche, i passi realisticamente possibili per dare attuazione ai principi e ai valori morali propri della vita sociale» (Compendio Dottrina Sociale della Chiesa, n. 568).
    «Dai sacerdoti i laici si aspettino luce e forza spirituale. Non si aspettino, però, che i loro pastori siano sempre esperti a tal punto che a ogni nuovo problema che sorge, anche a quelli gravi, possano avere pronta una soluzione concreta o che proprio a questo li chiami la loro missione: assumano invece essi, piuttosto, la propria responsabilità, alla luce della sapienza cristiana e prestando rispettosa attenzione alla dottrina del Magistero». (Gaudium et spes, n. 43)

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