Finte schermaglie per non cambiare (quasi) nulla

Venerdì scorso il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, nell’incontro con i Presidenti del Senato, della Camera e del Consiglio dei Ministri, ancora una volta ha richiamato una questione da lui più volte sollecitata e cioè che: “L’esigenza di regole più soddisfacenti per lo svolgimento della competizione politica e a garanzia della stabilità di governo, e le aspettative dei cittadini per un loro effettivo coinvolgimento nella scelta degli eletti in Parlamento, rendono altamente auspicabile la conclusione del confronto in atto da molti mesi per una riforma della legge elettorale. Il Capo dello Stato ha richiamato l’orientamento e l’impegno a concordare tale riforma che erano risultati già dagli incontri da lui tenuti alla fine dello scorso mese di gennaio con gli esponenti dei cinque partiti rappresentati in Parlamento”.

Nonostante ciò però ad oggi le posizioni di Pd e Pdl rimangono distanti e per questo, visto i tempi ormai sempre più ristretti, nei corridoi del Senato in molti scommettono sul fatto che alla fine la riforma della legge elettorale non si farà affatto (alla Camera si dovrà superare lo scoglio dei voti segreti), al massimo ci si accorderà di fare solo “un lifting del Porcellum”.

Vi allego al riguardo un articolo di Città Nuova scritto da Marco Fatuzzo, il cui titolo è proprio quello del post di oggi, che in modo davvero pungente spiega molto bene quanto io ho solo accennato.

http://www.cittanuova.it/contenuto.php?TipoContenuto=web&idContenuto=422787

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