Una politica che renda possibile “pensare insieme”

I partiti (ma per alcuni aspetti vale anche per il M5S) sono sempre più chiusi nella loro narcisistica autoreferenzialità e questo li rende sempre meno credibili anche perché, ciò è molto grave, non hanno voluto ripensare il loro ruolo, dandosi nuovi strumenti realmente partecipativi e rendere la loro azione davvero trasparente, così da completare finalmente la dizione dell’articolo 49 della Costituzione e potessero essere legalmente riconoscibili e posti in grado di assumere anche di fronte alla legge le proprie responsabilità. Questo accade perché viviamo un tempo in cui non si dà importanza al pensare insieme e in questo modo si finisce di lasciarsi condizionare dalle apparenze le quali però, visto i continui trasformismi, sono destinate a sciogliersi come neve al sole.

Per questo il nostro Paese, per uscire una buona volta da questo circolo vizioso, ha urgentemente bisogno di persone – di diverse convinzioni, culturali, religiose… – che dando vita a luoghi di dialogo condiviso, a partire dalla dimensione locale fino a quella nazionale, sappiano realmente accettare la sfida di “pensare insieme”, nel rispetto delle ragioni di ciascuno, così che uniti possano ricercare veramente ciò che conta per realizzare il suo vero bene perchè la governabilità è favorita proprio nella misura in cui si riesce a concordare davvero un progetto comune cioè frutto prima di tutto di una visione politica condivisa realmente insieme e in cui gli stessi punti programmatici sono il modo di renderla concretamente visibile. Affinché quindi ciò diventi fattibile è necessario dare vita davvero ad una politica animata dalla reciprocità.

È essenziale dunque che ci siano coloro che, liberi da ogni interesse di parte, prendano l’iniziativa di cominciare per primi a vivere una nuova cultura politica che sappia gestire anche il conflitto e ciò esige di saper rispettare sempre la dignità dell’altro, guardare l’oggetto del contrasto e non l’ideologia, avere la capacità di arrivare a soluzioni di mediazioni ma condivise. Sì, oggi la sfida più ardita è quella che ci siano minoranze profetiche capaci di andare nella direzione del riconoscimento reciproco: camminare insieme!

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