Imparare l’arte della polarità in politica

Vorrei continuare la riflessione sulla differenza sostanziale che corre tra polarizzazione e polarità. Lo faccio applicando il principio esposto il mese scorso al campo della politica. Uno degli ambiti dove la polarizzazione predomina, al punto da mettere a rischio la convivenza tra le persone, è la politica. Qui l’umanità sperimenta oggi un’angosciosa retrocessione, se non un autentico stallo. Si sono persi di vista, in modo rovinoso, i segni di identità della vera democrazia. E questo non solo per responsabilità dei politici, ma anche dei cittadini, di tutti noi. (…)
Secondo il teologo britannico, Rowan Williams, la democrazia è in crisi perché ha perso di vista la sua ragion d’essere, il bene comune. Per perseguire quel fine, Williams enuclea un principio fondamentale: le discussioni comuni. Qui, ovviamente, la parola “discussione” va intesa come discernimento comunitario, che è la base per il superamento dei conflitti. Infatti, come dice Williams, una buona democrazia «ci incoraggerà ad esplorare possibilità a cui non avevamo pensato».
Il discernimento comune, però, presuppone la messa tra parentesi dei nostri interessi di partenza, dei nostri inamovibili diktat di partito, della nostra ridicola ansia di potere a tutti i costi. (…)
Oggi dobbiamo costatarlo, non senza una certa amarezza: siamo circondati da molti che di questa banalizzazione perversa hanno fatto un vero principio di azione politica.
Allora, senza ancoraggi morali, tutto è permesso: mentire sfacciatamente, liquidare mediaticamente l’avversario, dimenticare senza scrupoli quella norma basilare della lealtà politica, sfruttare i cittadini a proprio beneficio, arricchirsi con il denaro pubblico, ecc.
Cosa possiamo fare? Prima di tutto, vincere in noi la tendenza polarizzatrice dettata dal proprio tornaconto. Poi, denunciare e punire, con la nostra partecipazione al voto, quei politici che banalizzano cinicamente il loro servizio alla cittadinanza.
Ancora: imparare l’arte della polarità, cioè riconoscere che nessuno può credersi in possesso della verità in vista del bene comune. Infine, come propone Williams, innescare subito un processo educativo per «coltivare l’intelligenza della cittadinanza, che significa essenzialmente intelligenza del comportamento, e il linguaggio umano; la collaborazione umana per creare un mondo condiviso».
Tutti compiti urgenti. Ne va del futuro della politica e della convivenza.

Jesús Morán

Da: Polarità in politica (n.7-luglio 2019)
Fonte: Città Nuova

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