Ritrovare un pensiero “alto” e “altro” (2° parte)

Nelle coscienze c’è tanto smarrimento e confusione, tutto tende a relativizzarsi e ad annebbiarsi (Letizia Magri).  La politica stessa è caratterizzata da una estenuante contrapposizione fomentata da più fattori tra cui il continuo e deleterio ricorso a manipolare la legge elettorale così che le regole del gioco siano a vantaggio della maggioranza di turno e quindi con l’intento palesemente strumentale e “vendicativo” nei confronti degli avversari politici e fortemente penalizzante per i cittadini/elettori; l’imporsi sempre più di partiti personali; l’aver perso la consapevolezza che l’altro è un contendente legittimato quanto me nel concorrere a definire la politica nazionale e non invece un nemico da sconfiggere con un’asprezza inaudita nell’ormai perenne campagna elettorale e perfino nelle stesse aule parlamentari. Tutto ciò dimostra quindi quanto sia purtroppo dilagante l’individualismo che condiziona le nostre relazioni, l’agire politico e che manifesta di conseguenza una devastante povertà culturale.

Per questo dunque si è rivelato davvero provvidenziale il convegno organizzato dal Mppu, che si è tenuto il 3 aprile di quest’anno in un aula del Senato, dall’esplicito titolo: “Politica e pensiero plurale – «Ripensare il pensiero», anche in politica Dialogo con il teologo Piero Coda e il filosofo Massimo Donà” e la cui finalità è quella di dar vita ad “un nuovo pensiero politico capace di contenere la ricchezza delle diversità nella bellezza dell’unità”. In esso infatti è venuto in forte rilevo che oggi la sfida fondamentale della politica è proprio quella di ritrovare un pensiero “alto” e “altro” altrimenti non si va da nessuna parte, il quale per essere davvero all’altezza di sanare la lacerante frammentazione in atto occorre che porti ad una nuova cultura cioè a varcare la soglia della “cultura dell’incontro”. Ciò, è stato detto, richiede a tutti l’allenamento a dinamiche di pensiero politico specifiche: 1) la dinamica che guarda al dentro: l’umano non è esterno a nessuna espressione culturale, vive in essa, vi sta dentro, la abita; 2) la dinamica che propizia il tra: l’umano mette in relazione ogni espressione culturale con le altre; 3) la dinamica che punta oltre: l’umano rende incisiva e impellente la spinta di ogni espressione culturale ad aprirsi e trascendersi.

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