Reciproco riconoscimento (2° parte)

Rifondiamo la politica. «…abbiamo preso atto dell’indisponibilità delle forze politiche a un vero ascolto reciproco e alla condivisione su temi cruciali. Prevalgono infatti chiusura, autoreferenzialità, contrapposizione, volontà di affermare la propria “diversità”, etica e politica. Questa situazione di incomunicabilità e di inutilità di ogni tentativo di emendare (insieme) proposte di legge rilevanti, ci ha spinti a un approccio nuovo: contestare alla radice questo tacito e ideologico presupposto. Serve davvero la distruzione dell’altro per affermare sé stessi? Si può fare a meno dell’altro nella politica, che è prima di tutto complessità? Dove porta la logica del nemico, della guerra di tutti contro tutti? Si rischia di non capire l’umano e il suo destino. E necessario invece ripartire da un pensiero alto, vero e plurale, nella logica del reciproco riconoscimento, perché “ho bisogno della diversità dell’altro”. Dunque anche in politica, dopo la fine delle grandi narrazioni della modernità e l’affermarsi della “popolo-crazia”, occorre rifondare l’azione a livello culturale, a livello di pensiero. Per noi dell’Mppu, l’esigenza del riconoscimento dell’avversario nel conflitto di idee e politica. Solo con l’altro e con il diverso posso costruire la polis. (Serve) un nuovo pensiero politico capace di “contenere” la ricchezza delle diversità nella bellezza dell’unità. Da questo nuovo e alto livello, il pensiero potrà farsi azione politica e testimonianza per la ricostruzione della res publica». *

La gestione dei conflitti. Il conflitto dialettico è parte necessaria della politica, maggioranza e minoranza lo è, ma occorre una cultura che sa gestire il conflitto perché il conflitto: primo deve rispettare la dignità dell’altro; secondo deve tener conto dell’oggetto del contrasto, non diventare ideologia a prescindere: perché tu sei di quella parte, a prescindere…; terzo la capacità di arrivare a soluzioni di mediazioni ma condivise. Occorre perciò che le diverse opzioni politiche e culturali imparino a riconoscersi reciprocamente. Ci vuole gente che abbia la forza e il coraggio di farlo, liberandosi di logiche di schieramento partitico proprio per fare il bene della parte politica partitica in cui si trova. **

Tutto ciò fa comprendere dunque quanto è essenziale agire consapevoli che la condivisione delle diversità rappresenta sempre e comunque una risorsa importante come conferma infine questa profonda affermazione di Gregory Bateson, antropologo e sociologo britannico: «La saggezza è saper stare con la differenza senza voler eliminare la differenza».

* Dall’intervista a Silvio Minnetti – Presidente del Movimento politico per l’unità italiano – pubblicata su Città Nuova (n. 6 – giugno 2019). Il Movimento politico per l’unità (Mppu) è stato definito dalla sua fondatrice Chiara Lubich “laboratorio internazionale” tra politici, studiosi e cittadini attivi che mettono la fraternità alla base di tutto.

** Dal Convegno “Politica e pensiero plurale – «Ripensare il pensiero», anche in politica” citato in questo post.

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