“Noi siamo uomini del tutto, non della parte” (2° parte)

È del tutto evidente che oggi più che mai è essenziale rendersi conto che ciascuno di noi, ciascuna parte politica è una singola tessera dello stesso mosaico e dunque che si diventa determinanti soltanto se si concorrere insieme a comporre l’unico disegno: il bene comune. Allora nel contesto così conflittuale in cui viviamo è decisivo agire proprio come ha affermato recentemente Papa Francesco e cioè: “…unire, unire, unire, unire, unire, avere pazienza, aspettare. Mai fare un passo per dividere. “Noi siamo uomini del tutto, non della parte”. Per questo quindi attuare oggi un processo educativo significa formare a vivere la spiritualità di comunione proposta da Giovanni Paolo II nella Novo millennio ineunte, paragrafo 43, tanto da dichiarare che essa è proprio “la grande sfida che ci sta davanti nel millennio che inizia, se vogliamo… rispondere anche alle attese profonde del mondo”.

È talmente così fondamentale da affermare che la sua attuazione deve precedere ogni altra cosa: “Prima di programmare iniziative concrete occorre promuovere una spiritualità della comunione” (…). E spiega anche come va intesa e messa in pratica: “Spiritualità della comunione significa (…) capacità di sentire il fratello (…) come ‘uno che mi appartiene’, per saper condividere le sue gioie e le sue sofferenze, per intuire (…) e prendersi cura dei suoi bisogni (…). Spiritualità della comunione è pure capacità di vedere innanzitutto ciò che di positivo c’è nell’altro, per accoglierlo (…) come dono…: un ‘dono per me’ (…). Spiritualità della comunione è infine saper ‘fare spazio’ al fratello, portando ‘i pesi gli uni degli altri’ (Gal 6,2)”. 

Una proposta questa di Giovanni Paolo II che nasce dalla lettura dei segni dei tempi e dal rapporto a lungo coltivato con Chiara Lubich e il suo carisma. Nella nuova spiritualità comunitaria, propria del Movimento dei Focolari, egli infatti vi aveva scorto una risposta dello Spirito. In una lettera infatti indirizzata a “cardinali e vescovi amici del Movimento dei Focolari”, evidenzia proprio la straordinaria somiglianza fra la “spiritualità di comunione” da lui proposta e la “spiritualità dell’unità” propria di Chiara, sino a evidenziarne la convergenza: «“la spiritualità dell’unità” e “della comunione”» caratterizzano «il vostro Movimento». In un’altra lettera, sempre rivolta a un gruppo di vescovi, il papa mostra come la spiritualità di comunione… può essere arricchita da cardini della spiritualità dell’unità di Chiara Lubich.

La stessa politica animata dalla fraternità da lei proposta come paradigma politico attinge ed è espressione proprio di questa nuova cultura che domanda comunione, unità in quanto veramente «capace di “contenere” la ricchezza delle diversità nella bellezza dell’unità. Da questo nuovo e alto livello, il pensiero potrà farsi azione politica e testimonianza per la ricostruzione della res publica» (Silvio Minnetti).

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