Patto di cittadinanza (Ultimo)

«Cercare di costruire un percorso di crescita che non si affidi ad un ruolo esclusivo da parte degli amministratori della politica, ma dove la politica rappresenti – e qui mi rifaccio a quello che diceva Chiara, che mi è piaciuto tantissimo come metafora – lo stelo su cui poggia il fiore fatto dalla comunità della città. Cioè la politica deve rappresentare il contesto, la struttura che sostiene un percorso di crescita che non può che essere quello di una comunità con tutti i suoi attori e tutte le sue componenti». (1)
Ripensare quindi la partecipazione significa superare i tanti “io” distinti per dar vita al “noi” e proprio per questo oggi più che mai la vera sfida che le città sono chiamate ad affrontare è la coesione, cioè l’impegno a favorire l’unità fra le diverse parti che compongono la comunità. Comunità ritrovate, laboratori di fraternità entro il pentagramma di questa categoria politica che consente proprio la più ampia e plurale compartecipazione e anche una vera integrazione (cioè l’unità nella distinzione), e non già un’assimilazione (cioè l’appiattimento delle differenti identità). La ritessitura dei legami sociali, sfaldati dalle continue lacerazioni dell’ut omnes, è possibile, insieme al decalogo degli amministrazioni, attraverso l’assunzione anche di un “patto di cittadinanza” così da rendere concreto, in forma permanente e reciproca, il dialogo, lo scambio di idee e di progetti, il controllo, il sostegno e la collaborazione. Una proposta che permetta di avviare un percorso virtuoso che, come è chiaramente evidente, si sostanzia in un duplice impegno:
Dare la possibilità a tutti di essere corresponsabili della scelta pubblica.
Rispondere personalmente, partecipando attivamente come cittadini.

(1) Alberto Pacher già Sindaco di Trento (Da: Intervista rilasciata a Michele Zanzucchi per Città Nuova)

* Trasformare le città in laboratori di fraternità viva (File con testo integrale)

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