Perché va sostenuta l’unità dell’Europa

Ancor più in questi giorni di pandemia sentiamo parlare delle difficili decisioni che l’Unione Europea è chiamata a prendere e ciò suscita differenti sentimenti: di apprensione, di preoccupazione, di diffidenza quando non è di discredito, di fiducia, di speranza… a seconda di come ci poniamo nei suoi confronti. È importante al riguardo avere sempre più coscienza che essa è un grande progetto, la cui strada è tortuosa proprio perché è una complessa costruzione, ma tutto sta mettendo in evidenza che, nonostante cadute e inciampi, ci si rialza sempre e si riprende il cammino dell’unità. Ed essa è molto importante per concorrere a realizzare l’unità stessa della famiglia umana.
Nel Messaggio per l’anniversario dei 50 anni dalla fine della seconda guerra mondiale, rivolgendosi ai giovani così affermò Giovanni Paolo II: «A voi è affidata la missione di aprire nuove vie di fratellanza tra i popoli, approfondendo le leggi della reciprocità del dare e del ricevere, del dono di sé e dell’accoglienza dell’altro». Alla coscienza di tutti e di ciascuno, il papa dice: «Ama gli altri popoli come il tuo!», giacché «la via del futuro dell’umanità passa per unità».
L’aver a cuore ciò mi ha portato a fare la riflessione che trovate allegata eloquente fin dal titolo “Perché va sostenuta l’unità dell’Europa” (cliccare qui per aprirlo) e che mi permetto di invitarvi a leggere proprio con questo spirito con cui l’ho scritta. Naturalmente rimango pienamente aperto a tutti i vostri commenti: è solo nella condivisione fraterna infatti che si cresce tutti insieme.

1 pensiero su “Perché va sostenuta l’unità dell’Europa

  1. Bene fai a ricordare che sarebbe catastrofico il venire meno del progetto europeo. D’altra parte negli ultimi due mesi si sono obiettivamente registrati passi concreti in avanti verso strumenti e azioni condivisi. Ma la sfida, come dici, è culturale e interpella ognuno di noi. Ammesso anche che vengano trovate risorse comuni, sarebbe sbagliato impiegarle per alimentare questo modello economico vorace e fonte di grandi disuguaglianze sociali. Abbiamo assistito in questi anni ad enormi concentrazioni di capitali e ricchezze in mano a pochi potentati economici in nome della concorrenza planetaria, con distruzione di intere economie territoriali, ceti medi, piccole realtà imprenditoriali, artigianali, commerciali, agricole – pensiamo all’abbandono e allo spopolamento delle zone di montagne. Non voglio dire che “piccolo è bello”. Ma anche in economia dovrebbe applicarsi il principio di sussidiarietà. Nella Pacem in Terris Giovanni XXIII difendeva la funziona sociale della piccola proprietà. La democrazia economica è infatti il fondamento e la base di quella politica. Se il popolo non ha la possibilità di accedere ai beni essenziali, materiali e immateriali che siano, sarà sempre schiavo dei totalitarismi di turno e non potrà mai diventare protagonista del proprio destino. Mi pare sia questa la sfida europea: promozione di un’economia sostenibile dal punto di vista ambientale e della giustizia sociale in funzione del bene comune dei popoli e delle persone, a cominciare dal continente africano, che sarà sempre di più il vero banco di prova di un’europea consapevole del proprio ruolo nel mondo.
    Un abbraccio fraterno, Giuliano

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