Non stare fermi a guardare la notte ma affrettare l’alba

Si può affermare senza alcun dubbio che l’aforisma più celebre fra quelli citati da Giulio Andreotti è questo: «Il potere logora chi non ce l’ha». Le vicende politiche però dimostrano che il potere logora anche chi ce l’ha e, riguardo al governo nazionale, ne è una lampante conferma i continui, laceranti cambi di maggioranza durante la stessa legislazione.

È del tutto evidente quindi che in questo contesto appare quantomeno difficilissimo che quanti esercitano ruoli istituzionali riescano ad avviarsi davvero verso una governance condivisa a tutti i livelli.

Tutto ciò a pensarci bene è talmente incomprensibile che viene da chiedersi: ma in fondo non è più faticoso sprecare così tante energie in deprimenti rissosità – le quali massacrano le relazioni, abbruttiscono le coscienze e impediscono di svolgere lealmente il proprio operato – che impegnarsi ad attuare un reciproco confronto a beneficio della collettività?

Per aiutare dunque le forze politiche a rinsavire, così che ritrovino lo slancio per ripensare il loro stesso ruolo, diventa perciò fondamentale che anche noi cittadini ci rendiamo conto una volta per tutte che l’essere cittadini e l’usare pienamente dei propri diritti politici viene prima delle singole appartenenze e quindi di conseguenza ci comportiamo finalmente da cittadini sovrani.

Certo, ciò è molto esigente proprio in quanto richiede innanzitutto di non stare fermi a guardare la notte della politica ma affrettare l’alba di quel radicale rinnovamento politico oggi sempre più improcrastinabile.

Se infatti ci aiutiamo ad andare tutti insieme verso una democrazia comunitaria, che questo nostro tempo esige come non mai, allora tutto è possibile anche di sperimentare che il molteplice vissuto nell’unità non comporta una diminuzione ma diventa un arricchimento per tutto il corpo sociale.

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