PARLARE, ASCOLTARE

«Parlare è un bisogno, ascoltare è un’arte» (J.W.von Goethe).
Nessuno ha bisogno di ascoltare, ma tutti abbiamo bisogno di essere ascoltati e di esprimerci.
L’ascolto empatico è l’arte di ascoltare con gli occhi e con il cuore oltre che con le orecchie.
«L’uomo non è solo un essere ‘parlante’, è anche un essere ‘ascoltante’» (Gennaro Cicchese). E ascolto implica silenzio, inteso come luogo della relazione. Il silenzio è un modo di vivere il rapporto con sé e con gli altri. Il silenzio è un’abitazione; ‘fare silenzio’ è ben altra cosa che stare zitti; è creare uno spazio, un luogo dentro di sé, dove riparare quando ci si vuole difendere dall’aggressione incessante dei messaggi; dalla molteplicità eterogenea dei pensieri e delle emozioni; fare silenzio è riportarsi al centro di se stessi dalla periferia o frontiera di se stessi.
«Non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi» (Antoine de Saint Exupéry, Il Piccolo Principe). Non si vede e non si ascolta bene, se non con il cuore.
L’ascolto non consiste semplicemente nel tacere, nel lasciar parlare l’altro. Questo è silenzio esteriore. Ascoltare vuol dire fare silenzio dentro di noi, per essere disponibili all’altro. Infatti, nel momento in cui commentiamo, reagiamo, prepariamo la nostra risposta ecc., non ascoltiamo più.
Silenzio esteriore e interiore sono ambedue altrettanto importanti. Il silenzio esteriore permette all’altro di parlare, mentre il silenzio interiore consente a chi ascolta di provare sensazioni e accompagnare la persona ascoltata.
Esige uno sforzo: perché ascoltare vuol dire lasciar esprimere l’altro. Significa rinunciare a esprimersi e accettare una certa frustrazione. In ungherese «ascoltare e tacere» si traducono con lo stesso verbo.
«Sentire ed ascoltare» sono due azioni diverse. Dopo una giornata abbiamo sentito molte cose, ma ne abbiamo ascoltate poche. Quando sentiamo non prestiamo troppa attenzione, semplicemente captiamo la successione di suoni che si produce intorno a noi. Invece quando ascoltiamo, la nostra attenzione è rivolta ad un suono o ad un messaggio specifico, cioè esiste un’intenzionalità di fondo e i nostri sensi sono tutti focalizzati sull’informazione che stiamo ricevendo. Così, le persone che sanno ascoltare gli altri, li accompagnano nel loro cammino di vita.
«Non c’è peggior maleducato di chi inizia a parlare prima che il suo interlocutore abbia terminato» (proverbio orientale). A volte capita di incontrare delle difficoltà nell’ascoltare l’altro e presto si passa dall’ascoltare al sentire, mentre si elabora una risposta per quando l’altro avrà finito di parlare, senza tentare di prestare veramente attenzione a quello che dice. Il dialogo si blocca a causa di incontinenze verbali. Se tutti vogliamo parlare nello stesso momento, senza ascoltare le ragioni dell’altro, non ci sarà un dialogo vero e proprio, ma solamente monologhi che si sovrappongono.

Marco Fatuzzo

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