PRIMO MOTIVO PER CUI VOTERÒ SÌ

Fatte le due importanti premesse adesso cerco di dire perché io voterò “SÌ”. Tra le motivazioni di chi è contrario vi è la preoccupazione che la riduzione non garantirebbe il pluralismo e l’attenzione alle minoranze non solo in Parlamento e all’interno dei Gruppi, ma anche la stessa rappresentanza in esso delle differenti forze politiche. Molto bello. Ma ciò premesso, tuttavia, su almeno quattro elementi inviterei a riflettere.
1) E dal 1983 che il Parlamento italiano si sta impegnando a ridurre il numero dei parlamentari. Si sono susseguiti ben sette tentativi, tutti abortiti. Ciò vuol dire che il numero di 950 viene ritenuto da circa quarant’anni come esorbitante, ed una riduzione ragionevole è considerata da tempo opportuna e quasi necessaria.
2) Con la riduzione approvata dalla maggioranza e dalle minoranze da 950 a 600 parlamentari nelle due Camere, il nostro Paese passerebbe solo dal secondo posto attuale in termini assoluti rispetto ai 27 Paesi dell’UE, al quinto posto (o al quarto se il Regno Unito esce dall’UE). Quindi non sembra una rivoluzione o quantomeno un grande passo in avanti rispetto agli altri Paesi (che mantengono rispetto a noi un numero inferiore di parlamentari): il numero resta comunque elevato e magari più che congruo.
3) Il problema serio è il fatto che, con le leggi elettorali vigenti dal 2005, si tratta pur sempre di parlamentari “nominati/cooptati” dalle segreterie nazionali dei partiti e non di “eletti” dal popolo. Cosa cambia, nella nostra democrazia parlamentare, se i partiti (da soli) se ne scelgono 600 piuttosto che 950? Alla fin fine la riduzione del numero dei parlamentari può costituire forse una limitazione al potere assoluto dei partiti rispetto alla sovranità popolare, e quindi può essere un fatto positivo! E in questa ottica, purtroppo, il pluralismo e la tutela delle minoranze sopra evidenziati (sulle quali le corde di tutti noi sono estremamente sensibili), rimangono mere aspirazioni ideali ed enunciazioni utopiche.
4) La rappresentanza è un valore, ma solo se i cittadini sono i titolari esclusivi dell’esercizio democratico della scelta dei propri rappresentanti. Ciò significa coraggiosamente rendersi conto di quanto ci sarebbe bisogno di attuare anche da noi una “primavera italiana”, sull’esempio di quelle che sono avvenute in altre parti del mondo, la quale, rifuggendo qualsiasi violenza, dovrà essere espressione di una pacifica, costruttiva e comunitaria pressione sulle forze politiche: soltanto infatti se sapremo metterci veramente in gioco tutti insieme, con le nostre differenti appartenenze, potremo esigere ed ottenere l’irrinunciabile obiettivo di dare finalmente continuità alla nostra transizione democratica. Votare perciò “Sì” al referendum può essere un primo segnale forte di richiesta di maggiore credibilità e autorevolezza nella selezione della classe politica.

Continua…

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