Procedere adesso con la riforma dei partiti?

Come è stato autorevolmente detto: «Demos, l’Istituto presieduto dal professor Ilvo Diamanti, periodicamente trasmette e divulga (i dati) sul grado di fiducia dei cittadini nelle istituzioni. In questa classifica, stabilmente da dieci anni a questa parte, i partiti sono all’ultimo posto, con un grado di fiducia che oscilla tra il 5 e il 9%. Al penultimo posto c’è il Parlamento. Ora, credo che questo dato debba allarmare tutti perché significa che il Parlamento è l’istituzione che soffre più di tutte del discredito di cui “godono” i partiti».
Ora quindi che con il voto il taglio dei parlamentari è passato a larga maggioranza, il quale penalizza proprio i partiti in quanto riducendo le loro rendite li ha toccati nel vivo del loro potere, non è forse più che opportuno continuare adesso ancor più nell’incalzare senza tregua la classe politica affinché prosegua nel fare le riforme? E non sarebbe più che opportuno che si proceda a partire dalle fondamenta, cioè appunto proprio dalla riforma dei partiti, per dare così in modo davvero credibile solidità al rilancio e consolidamento della qualità della nostra stessa democrazia?
Sono pienamente consapevole che loro se ne guardano bene dal farlo: infatti, repetita iuvant, ciò potrà avvenire soltanto a condizione che tutti insieme, condividendo la ricchezza delle nostre differenze, spingeremo costruttivamente in questa imprescindibile direzione.

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