Serve una radicale autoriforma delle forze politiche (2)

Ciò che sempre più spesso impedisce un costruttivo confronto tra le forze politiche è proprio la “statura” del ceto politico attuale, selezionato dai partiti (ormai da 15 anni) secondo mere logiche di appartenenza e di “fedeltà” ai rispettivi “capi”, senza possibilità d’intervento da parte dei cittadini elettori per scegliere personalmente i propri rappresentanti in Parlamento, che sarebbero invece fondate su logiche selettive di storie personali trasparenti, riferimenti valoriali, professionalità e competenza. Diventa quindi determinante chiedere con determinazione che i partiti, i movimenti e i gruppi politici organizzati mettano mano ad una loro radicale autoriforma. A onor del vero va detto che al riguardo qualcosa è stato fatto con queste due approvazioni.
– Il 28 dicembre 2013 è stato approvato il decreto legge n. 149: “Abolizione del finanziamento pubblico diretto, disposizioni per la trasparenza e la democraticità dei partiti e disciplina della contribuzione volontaria e della contribuzione indiretta in loro favore”. (3)
– L’8 giugno 2016 è stato approvato il disegno di legge n. 2439: “Disposizioni in materia di partiti politici. Norme per favorire la trasparenza e la partecipazione democratica”. (4)
Con ciò però essi si sono limitati più che altro a dare un pochino più di trasparenza (anche se vanno semplificati sia lo statuto che il codice etico così che sia molto più facile la loro lettura), ma hanno evitato di rendere chiaramente espliciti soprattutto altre due fondamentali aspetti.
Primo che si porti finalmente a compimento la dizione dell’articolo 49 della Costituzione cioè che li riconosca da “associazioni di diritto privato” (non riconosciute, prive di personalità giuridica, regolate dagli articoli da 36 a 42 del Codice Civile), ad “associazioni riconosciute, con personalità giuridica” (regolate dagli articoli da 14 a 35 del Codice Civile). Essi cioè devono poter rispondere “responsabilmente” (e quindi “pubblicamente”) del proprio operato: non esiste infatti vera ‘libertà’ senza ‘responsabilità’.
Secondo la definizione di regole certe di democrazia interna attraverso procedure chiare capaci di assicurare, concretamente e verificabili, la partecipazione democratica degli associati, fra le quali l’elezione dei dirigenti e, in generale, per la selezione dei propri quadri. Nel proporre i candidati per le elezioni – politiche, europee, regionali e locali – occorre che siano previste le consultazioni almeno con tutti gli iscritti, eventualmente anche con “primarie” aperte.
Per poter dunque tornare ad essere “ponte” fra società e istituzioni – dimostrando in modo credibile che la loro unica finalità è davvero quella di concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale (art. 49 della Cost.) -, essi debbono attuare ciò senza più nessun raggiro.

Continua…

(3) https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2013/12/28/13G00194/sg
(4) http://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/BGT/00978674.pdf

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