La profezia di un mondo unito (1)

Se un giorno gli uomini, ma non come singoli bensì come popoli (…) sapranno posporre loro stessi, l’idea che essi hanno della loro patria (…) e questo lo faranno per quell’amore reciproco fra gli Stati, che Dio domanda, come domanda l’amore reciproco tra i fratelli, quel giorno sarà l’inizio di una nuova era, perché quel giorno (…) sarà vivo e presente Gesù fra i popoli (…).
Sono questi i tempi (…) in cui ogni popolo deve oltrepassare il proprio confine e guardare al di là; è arrivato il momento in cui la patria altrui va amata come la propria, in cui il nostro occhio ha da acquistare una nuova purezza. Non basta il distacco da noi stessi per essere cristiani. Oggi i tempi domandano al seguace di Cristo qualcosa di più: una coscienza sociale del cristianesimo (…).
Noi speriamo che il Signore abbia pietà di questo mondo diviso e sbandato, di questi popoli rinchiusi nel proprio guscio a contemplare la propria bellezza – per loro unica – limitata ed insoddisfacente, a tenersi coi denti stretti i propri tesori, anche quei beni che potrebbero servire ad altri popoli presso cui si muore di fame, e faccia crollare le barriere e correre con flusso ininterrotto la carità tra terra e terra, torrente di beni spirituali e materiali.
Speriamo che il Signore componga un ordine nuovo nel mondo, Egli, il solo capace di fare dell’umanità una famiglia e di coltivare quelle distinzioni fra i popoli, perché nello splendore di ciascuno, messo a servizio dell’altro, riluca l’unica luce di vita che abbellendo la patria terrena fa di essa un’anticamera della Patria eterna.

Chiara Lubich (Agosto 1959)

Da: “Maria, Regina del mondo”.

* Questo profetico scritto di cui riporto alcuni importanti brani e i due post a commento di esso, che verranno pubblicati di seguito, sono un contributo per cogliere sempre più la preziosità dell’Enciclica “Fratelli tutti” e favorire così la sua attuazione nella quotidianità.

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