Cercare il “senso della vita e delle cose” (2)

Bisogna posporre non solo sé stessi individualmente, che quindi ciascuno deve amare mettendo da parte il proprio io; ma [i popoli] devono posporre anche l’idea che hanno di sé e questo a Chiara Lubich interessava moltissimo come ho potuto constatare negli anni di collaborazione con lei. È l’idea che noi abbiamo di noi stessi come singoli, l’idea che abbiamo come popoli che a volte guasta le cose. Noi siamo più attaccati alle nostre idee che a noi stessi. Saremmo pronti a dare la vita ma non a rinunciare alle nostre idee. E se queste idee fossero sbagliate? Se fossero costruzioni irreali? Chi mi dice dove sta l’errore? Me lo può dire soltanto l’altro, perché ciò che io faccio verso di lui può essere un male anche se io penso che invece esso sia un bene. (…)
Quando noi non comprendiamo qualche cosa talvolta l’abbandoniamo, la trasformiamo in nemico, non comprendiamo l’altro che pensa diversamente. (…)
Questo è un tempo di vocazioni politiche, un tempo in cui fare politica significa tenere insieme colui che sbarca perché ha fame o perché ha subito violenze e colui che vorrebbe rigettarlo in mare. È impossibile? Forse si. Forse andiamo verso una notte della cultura politica attuale ma è così che i popoli pospongono sé stessi per aprirsi agli altri, accettando di entrare in questa notte e di avere come unica guida la fraternità, l’amore reciproco.

Antonio Maria Baggio

Da: “Il senso della vita e delle cose”. Stralcio del commento allo scritto di Chiara Lubich: “Maria, Regina del mondo”. (1)

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