La grave crisi dei partiti

Cosa hanno comunicato i partiti in questo periodo che passerà alla storia? Che esista una “questione partiti” in Italia è un dato che ormai rasenta la banalità (il che non ne alleggerisce il peso) e quella del governo del presidente potrebbe essere un’occasione di autoanalisi e ripartenza su basi più solide e aderenti alla loro vocazione istituzionale. Ciò che maggiormente incide nella loro controversa fisionomia è la mancanza di una visione alta, l’ancoraggio a valori ben definiti e la capacità di essere fedele a entrambi. Non è necessario avere nostalgia per impostazioni ideologiche a rischio di diventare lenti distorsive della realtà. Si tratta di recuperare l’idea di un partito più veicolo di cultura politica che produttore di slogan efficaci ma vuoti, più capace di profezia sociale che di spicciola valutazione delle convenienze, più votato alla realizzazione dei propri progetti che a capire come perpetuare le posizioni di potere che gestisce. Purtroppo, invece, l’interpretazione eccessivamente pragmatica, a volte cinica, del proprio ruolo, dà fiato alle critiche più radicali, quelle che ravvedono la radice della degenerazione nello stesso impianto costituzionale, che colloca i partiti al centro del nostro sistema democratico, ma con pochi anticorpi. L’articolo 49 è infatti una intelaiatura nobilmente leggera, che rinuncia alla forza coercitiva della legge per affidarsi alla libera determinazione dei cittadini associati. È del tutto utopistico immaginare di rivedere quell’articolo o, comunque, di affidarsi salvificamente alla legge. Occorre misurarsi con il dato che la corda non potrà essere tirata ancora a lungo: o i partiti recuperano se stessi o, semplicemente, il Paese andrà a rotoli assieme alla sua democrazia.

Iole Mucciconi

Dirigente presso organi centrali dello Stato. Esperta in questioni giuridiche e istituzionali.
* Fonte: Città Nuova Marzo 2021

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