Far ripartire il rapporto tra cittadini e sistema politico

Per risanare la nostra democrazia malata è indispensabile prima di tutto ripartire dalla seconda parte dell’art. 1: “La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”. In poche parole significa che occorre esercitare in modo consapevole i nostri diritti e doveri di cittadinanza attiva e ciò esige di uscire da ogni ambiguità e subordinazione proprio per ridare così di nuovo credibilità al processo democratico. Un arte questa che non s’improvvisa ma richiede preparazione: come infatti ha fatto notare Hans Kelsen “L’educazione alla democrazia diviene una delle principali esigenze della democrazia stessa”.
Quanto la formazione sia fondamentale lo si comprende ancor più prendendo coscienza di ciò che è fissato all’art. 49 della Costituzione: “Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale”. Come si vede esso definisce con chiarezza che sono i cittadini i soggetti della politica che la attuano associandosi in partiti e quindi che essi sono il mezzo, lo strumento, non il fine, proprio per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale.
Se dunque i partiti hanno finito per sostituirsi ai cittadini, diventando autoreferenziali e penetrando così nelle istituzioni le occupano da padroni, ciò non è imputabile unicamente ad essi ma anche al venir meno dei cittadini alla loro doverosa sovranità. Inutile illudersi perciò in quanto per fare in modo che i partiti, i movimenti e gruppi politici organizzati, possano veramente ritornare a svolgere in modo autentico la loro vocazione istituzionale, diventa determinante che i cittadini esercitino con rinnovato slancio il proprio diritto/dovere politico così come la Costituzione riconosce loro.
Ora è arrivato il tempo infatti di sperimentare l’importanza e l’efficacia del coinvolgimento caratterizzato dalla reciprocità perchè nell’epoca della società molteplice la fraternità permette proprio di fare della democrazia una questione di ciascuno.
Questo vuol dire aprire spazi di confronto a tutti i livelli attraverso una “costituente della condivisione” la quale sul piano concreto si realizza con l’attivazione di laboratori di fraternità così che avvenga la più ampia e plurale compartecipazione e anche una vera integrazione (cioè l’unità nella distinzione), e non già un’assimilazione (cioè l’appiattimento delle differenti identità).

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