Amicizia sociale

La persona umana ha una spiccata vocazione all’amicizia, il cui fallimento compromette pericolosamente la sua realizzazione. Il mondo soffre oggi per mancanza di amicizia. E non si tratta di avere molti amici. L’amicizia, infatti, ha a che fare più con la qualità che con la quantità.
Nonostante la globalizzazione e una ingente mole di socialmedia e tecnologie della comunicazione, le persone si sentono spesso sole. Viviamo in un mondo iper-connesso e a-relazionale allo stesso tempo. Non si riesce a raggiungere quell’intimità confidente e fedele nel rapporto con gli altri, o almeno con alcuni, che ci porta a sperimentare quel perfezionamento etico, quella trasfigurazione gioiosa, quella creatività personale sempre nuova che la coltivazione di vere amicizie genera. Come conseguenza, la nostra sfera interiore è una palude insana, un deserto infecondo.
Possiamo anche essere pieni di talenti e di progetti, ma senza la comunione amicale questi non ci realizzano, non ci appagano spiritualmente. Incredibilmente preparati per l’uso di tante tecnologie e dispositivi di ogni tipo (computer, elettrodomestici, mezzi di trasporto, ecc.), siamo incredibilmente maldestri nella relazione con gli altri. Basta vedere le serie Tv (o delle piattaforme digitali) per costatare che la maggioranza degli eroi che lì vengono esaltati sono capaci di tutto tranne che di mantenere un minimo di equilibrio nei loro rapporti familiari, amicali, personali. Eroi solitari, portentosi individui, poveri di socialità.
Nella sua enciclica Fratelli tutti, papa Francesco ha parlato profusamente di “amicizia sociale”. La troviamo già nel titolo del documento. Ovviamente, un mondo con poca amicizia interpersonale è incapace di amicizia sociale. Per Francesco, l’amicizia sociale è legata alla fraternità e all’amore che, come sottolinea, è «qualcosa di più che una serie di azioni benefiche» (n. 94). «L’amore all’altro – continua – per quello che è ci spinge a cercare il meglio per la sua vita.
Solo coltivando questo modo di relazionarci renderemo possibile l’amicizia sociale che non esclude nessuno e la fraternità aperta a tutti» (idem). L’amicizia sociale è la base di quel tipo di amore che ci spinge ad andare al di là di ogni frontiera: interpersonale, sociale, razziale, ideologica, politica. Non si tratta di “falso universalismo” ma di vera universalità (cf. n. 99).
È urgente, in questi tempi, allenarci nella coltivazione dell’amicizia, compito che, sicuramente, esige il meglio di noi. Dobbiamo cominciare dal piccolo, dai rapporti interpersonali, in famiglia, nel quartiere, negli ambienti di lavoro. Senza dimenticare che tutto ciò va verso un orizzonte più ampio: l’amicizia sociale.

Jesús Morán

Fonte: Rivista Città Nuova N° 6 Giugno 2021 pag. 71

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