La fraternità da valore alla democrazia

Alla luce anche della mia esperienza di dieci anni di amministratore ho capito che per poter dar vita ad una politica animata dalla fraternità occorra dare più valore alle stesse parole che diciamo e per questo è indispensabile riscoprirne il loro significato più profondo.  Le elezioni per esempio sono precedute dalla “campagna elettorale” ed essa di fatto viene vissuta come un campo di battaglia in cui ogni forza politica cerca soprattutto di delegittimare l’altra anche ricorrendo a falsità.
Eppure questo è un momento di autentica democrazia in quanto ciascuno ha l’opportunità di presentare il proprio progetto e le persone con le quali attuarlo se eletti: questo infatti è fondamentale proprio perché  i cittadini devono essere messi nella condizione di conoscere e valutare serenamente i diversi programmi così che possano scegliere quello che più rispecchia i valori in cui credono. La campagna elettorale dunque, anziché essere motivo per alimentare una mortificante conflittualità limitandosi a parlare alla “pancia” degli elettori, diventa una preziosa opportunità per operare un indispensabile e costruttivo discernimento comunitario.
Così come la parola “battere”, “vincere” presuppone che qualcuno altro “perda” ma ciò è sbagliato perché il gioco democratico non è una gara di atletica: le elezioni infatti conferiscono a chi ha ricevuto il maggior consenso il ruolo di maggioranza e agli altri il ruolo di minoranza.
La “maggioranza” a sua volta non va intesa tanto come il potere di prendere ogni decisione in modo escludente, anche se si ha i numeri per farlo, perché dal punto di vista deontologico ciò è molto riduttivo in quanto così vengono ingiustamente penalizzate le stesse minoranze che pure hanno ricevuto uguale legittimazione a svolgere il loro mandato.
E anche l’essere “opposizione” non è da intendere in modo altrettanto riduttivo come la pretesa di opporsi a ‘prescindere’ alle decisioni della maggioranza perchè anche questo è un atteggiamento lesivo in quanto non si può impedire ad essa di esercitare il diritto di governare. Per questo dunque  è più corretto usare la parola “minoranza” proprio perché definisce meglio il suo specifico ruolo.
Infatti per una governabilità che voglia servire tutto il Paese, la maggioranza ha bisogno dell’apporto della minoranza e questa non può negarlo. In altre parole la diversità politica e i differenti ruoli esercitati (l’altro partito, le minoranze… ) diventa ricchezza indispensabile e le diversità in dialogo realizzano il bene comune.
Quindi, come si vede, tutti vengono eletti e sono chiamati con uguale dignità e responsabilità a interagire  fra loro attivamente anche se ciò, naturalmente, deve avvenire nel pieno rispetto della diversità dei compiti assegnati dai cittadini/elettori. Questo dunque è quanto opera la fraternità se viene attuata perché la fraternità non è semplice solidarietà, è una condizione di parità tra diversi.

1 pensiero su “La fraternità da valore alla democrazia

  1. Concordo Pinuccio.
    Maggioranza e minoranza devono dialogare in un dialogo costruttivo.

    Purtroppo poi nell’amministrare ci si scontra anche con persone che tendono solo a “distruggere” non avendo per niente a cuore il bene comune. Continuare a sparare a zero su ogni cosa, sottolineare solo aspetti negativi, mancare di rispetto, è un atteggiamento che non fa bene alla comunità, che non aiuta a crescere e che porta solo indietro.

    A proposito dei poveri San Francesco diceva che “chiunque ti chiede l’elemosina è povero in quanto la chiede, anche se non lo è realmente”; al contempo noi dobbiamo approcciare le persone che offendono come poveri, che probabilmente vivono un momento di difficoltà.

    Il rispetto reciproco, la fraternità vissuta appieno, ci obbliga a imporre uno stile diverso!

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