Unità nella diversità e… nella verità!

Il dialogo fraterno si realizza nella misura in cui si è davvero capaci di mettersi pienamente in ascolto delle ragioni gli uni degli altri e ciò risulta ancora più efficace se ciascuna realtà partitica non si sente esaustiva rispetto alle altre ma è cosciente che il suo, come quello degli altri, è un contributo importante ma parziale: quel concorrere previsto dalla Costituzione infatti significa tra l’altro che nessun partito e nessuna istituzione detiene tutte le soluzioni,…e quindi diventa essenziale che fra essi venga attuata la reciprocità.
Da ciò si comprende come anche la stessa alternanza politica al governo sia perciò fondamentale proprio perché essa diventa garanzia di una sana e costruttiva gestione del potere, in quanto soltanto così è possibile evitare di mettere a rischio la qualità stessa della democrazia (quanto è successo alla Regione Lombardia è più che emblematico).
Quando formiamo parte di una comunità dove la reciprocità è esperienza quotidiana, siamo sensibilizzati a portare quell’amore a livello sociale e possiamo trovare forza e sapienza per tradurlo politicamente. In questo modo, lo  stile della reciprocità può costituire non solo meta e metodo della nostra azione, ma anche fonte di luce e di energie sempre nuove per la nostra militanza politica.
L’unità nella diversità, proprio perché è molto esigente, non va quindi confusa come una specie di accettazione passiva degli atteggiamenti negativi che le diverse parti politiche possono assumere, in modo da non cadere in quell’ambiguità che spesso caratterizza l’azione politica, e per questo allora diventa importante saper attuare reciprocamente anche la correzione fraterna così da aiutarsi a far emergere sempre la verità. Come infatti è stato autorevolmente detto: “La fraternità universale, alcuni pensano che sia una forma mascherata di buonismo, un generico embrassons-nous. Ma non è così. Essa è innanzitutto ricerca della verità e sete di giustizia”.
Per scendere sul piano concreto, a livello nazionale è ormai tempo di non essere più reticenti nell’ammettere che la gravissima situazione che sta attraversando l’Italia è dovuta anche al fatto che negli ultimi vent’anni non siamo stati capaci di esprimere una politica all’altezza dei tempi. Prima, infatti, c’è stato il fallimento della coalizione di centrosinistra per motivi di incompatibilità e di eccessivo protagonismo da parte di alcuni (e non è detto che ciò non possa ripetersi); successivamente si è accettato con troppa superficialità che il centrodestra continuasse a sostenere una politica in cui purtroppo le vicende personali dell’ex premier si sono indissolubilmente legate con quelle pubbliche e il cui conflitto di interessi ha di fatto esposto l’azione di governo ad una penalizzante instabilità.
Per queste ragioni, ora, non è più possibile tacere per quieto vivere oppure comportarci soltanto come degli ultras della propria squadra, se non si vuole essere complici del degrado etico/politico in cui siamo immersi fino al collo e lo dobbiamo fare a maggior ragione per sostenere coloro che nei differenti partiti stanno profondendo il proprio impegno per rifondare i partiti e restituire loro quello slancio ideale e quella trasparenza indispensabile per tornare ad essere  un insostituibile “ponte” fra società e istituzioni, veicoli di socializzazione e consolidamento della stessa democrazia.
Sì, urge una metamorfosi personale, comunitaria, culturale che ci aiuti a ricomporre le visioni… : è questo che manca e di cui si ha estremo bisogno. 

Un pensiero su “Unità nella diversità e… nella verità!

  1. Vi confido che sto sperimentando un pò di sofferenza nel costatare che non ci sia nessun commento: davvero non c’è niente da dire? Non ci credo: c’è infatti urgentemente bisogno di attuare un’intelligenza collettiva per poter far rinascere davvero la politica. Per questo il silenzio qualche volta può essere una pericolosa… omissione!
    Su facebook rispetto a questo post uno ha scritto: “Da sottoscrivere”.

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