Il Patto Etico-Politico e l’art. 67 della Costituzione

Riguardo alla riflessione che ho pubblicato lunedì 21, il cui titolo è “Queste elezioni sono impegnative per tutti”, ho ricevuto questa mail che riporto insieme alla risposta che ho inviato: la questione che pone infatti è sicuramente di interesse comune in quanto è un’ulteriore, importante criterio da tenere ben presente per poter fare scelte le più consapevoli possibili rispetto alla campagna elettorale in corso. Per questo dunque ho deciso di condividerla con tutti voi.

Caro Pinuccio,
ho letto con interesse il tuo scritto e devo dire che condivido in toto quello che scrivi in riferimento al Patto Etico-Politico, ma mi chiedo com’è possibile realizzare ciò quando l’Articolo 67 della Costituzione, (Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato), di fatto permette al politico, una volta eletto, di fare quello che vuole infischiandosene degli accordi fatti nel periodo pre-elettorale?
Se puoi, attendo risposta. Grazie.
Ciao. Danilo

Grazie Danilo,
il tuo interrogativo è del tutto pienamente legittimo e mi da l’opportunità di chiarire un aspetto davvero molto importante e delicato che nella stesura del Documento del Mppu e UN, da me ripetutamente citato, ho avuto modo di seguire molto da vicino e per questo vorrei quindi chiarire alcuni punti al quale ho contribuito e il cui testo ho condiviso pienamente.
Come afferma Marco Fatuzzo l’arti 67: “Era un pilastro della libera dialettica democratica, introdotto dai padri costituenti per non imbrigliare l’operato degli eletti entro i rigidi schemi di partito, lasciandoli liberi di seguire la propria coscienza, in un’epoca in cui i partiti avevano una pervasività ideologica e morale oggi quasi del tutto scomparsa. (…) Purtroppo i partiti politici … si sono trasformati in mere macchine elettorali, che mirano a guadagnare consensi e a conservare il potere difendendo gruppi di interesse o interessi particolaristici. E, in questa deriva, il divieto di mandato imperativo previsto dall’articolo 67 della Costituzione, anziché garanzia di libertà democratica, si è rivelato ai nostri giorni come il grimaldello per scardinare vieppiù la dinamica democratica, già abbondantemente compromessa da una legge elettorale, che dovrebbe essere la pietra angolare della democrazia di un Paese e che non consente al popolo di scegliere i suoi eletti, ma solo di apporre una croce su un simbolo demandando pieni poteri ai direttivi di partito”.
L’auspicato aggiornamento dell’art’67 non è dunque assolutamente dettato dall’intento di restringere il sacrosanto diritto dell’eletto di esercitare il proprio mandato senza vincolo di mandato, quanto piuttosto di impedire la penalizzante deriva di “cambiare tranquillamente ‘divisa’, passando da uno schieramento all’altro, di fondare un proprio gruppo politico e, magari di usufruire di un finanziamento pubblico per un organo di stampa legato alla neonata forza politica”. A questo proposito penso che abbiamo avuto una mortificante conferma di ciò soprattutto durante quest’ultima parte del governo Berlusconi.
Rispetto allora ad una sua possibile riformulazione riprendo quindi ancora un passo di Marco Fatuzzo: “La proposta si limitava ad aggiungere un secondo comma alla dizione dell’art.67 : «I membri del Parlamento rappresentano la nazione senza vincolo di mandato. Decade dal mandato il parlamentare che s’iscrive a un gruppo parlamentare, diverso dal misto, che non rappresenti il partito per cui è stato eletto». Se approvata avrebbe costituito un argine al triste fenomeno del trasformismo e dei ribaltoni”.                                                                                                                              Era stato presentato un emendamento in tale senso da 7 senatori ma è stato però bocciato alla grande e lascio a voi intuire le motivazioni di ciò. (Comunque riporto il link dove è possibile leggere l’intero articolo da me citato). Va precisato che attualmente alcune forze politiche stanno ponendo tra le condizioni a chi viene candidato proprio questo irrinunciabile aspetto: ancora le solite promesse o una responsabile decisione?
Certo, se da parte degli eletti venisse attuata davvero la trasparenza e la coerenza nel loro agire e se essi ritornassero a interagire con il proprio territorio di appartenenza (e non paracadutati in un dato territorio del quale non hanno nessun legame, come purtroppo sta ancora avvenendo… ), è del tutto evidente che tutto ciò non servirebbe. Come infatti ha detto con acutezza Mohandas Karamchand Gandhi: «Un democratico dev’essere assolutamente disinteressato. Deve pensare e sognare non in termini personali o di partito, ma solo di democrazia». Infine ritengo che tra i pregi del Patto eletto-elettori ci sia proprio quello di garantire un legame che tanto unisce tanto distingue i ruoli di ciascuno.
Pinuccio

http://www.cittanuova.it/c/420586/Trasformismo_politico_si_continua.html

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