Che Paese immaginiamo e vogliamo costruire?

Ciò che è passato davanti ai nostri occhi in questi mesi in termini di etica del comportamento non è stato né appagante né stimolante: la politica si riveli capace di porsi al di sopra di interessi settoriali, lobbies e clientele, nel segno della responsabilità e della coerenza nel proporre, dell’equità nello scegliere, della legalità e della sobrietà nell’agire.
Ci attendono vari appuntamenti elettorali, ciascuno dei quali, di per sé, si carica di aspettative e speranze di rinnovamento. Si tratta di scadenze importanti: gli elettori esercitano il loro ruolo di cittadini partecipi e consapevoli di uno Stato democratico, liberi di esprimere un giudizio su chi ha governato e di scegliere chi governerà.
Vanno a chiudersi molte pagine e molte storie politiche e personali, con le inevitabili domande su chi raccoglierà il testimone e, soprattutto, su come lo raccoglierà. E tutto mentre attraversiamo uno dei periodi più delicati della storia italiana recente, contrassegnato da profonde ragioni di crisi che il Paese non può più rinunciare ad affrontare e che sono destinate a cambiarne, significativamente, la struttura sociale, i comportamenti umani e la realtà politica.
Ci pare innanzitutto opportuno, in questa fase delicata, richiamare tutti al vero senso dell’azione politica, sottolineandone la connotazione più nobile di servizio alla comunità in cammino verso il bene comune. Per quanto oggi possa apparire difficile, la politica era, è e rimarrà sempre la via maestra per sviluppare una società più giusta, più ricca, più solidale, più sana, più coesa. Parimenti i soggetti protagonisti per eccellenza dell’azione politica, i partiti, devono essere contenitori trasparenti, luoghi di sintesi tra valori, idee, prassi e interessi, e non possono essere relegati in un angolo. Vanno stimolati a ritrovare autorevolezza e credibilità, a rinnovarsi, ad aprirsi alla società, vanno irrorati di qualità, competenza, onestà.
Che paese immaginiamo e vogliamo costruire? Il prossimo passaggio elettorale ci piace considerarlo quale occasione preziosa per stimolare candidati ed elettori ad un confronto vero e serio. Certo, tutti i parametri economici ci mostrano l’Italia come un paese in grande sofferenza, incapace di avviare un percorso credibile, in sostanza un Paese privo di quella prospettiva che sarebbe compito della politica delineare e offrire.
La responsabilità di ogni cittadino verso la comunità e le istituzioni. Una democrazia non sopravvive a cittadini che non sono disposti a lottare per difenderla, che non avvertono il “bene comune” come bene di ciascuno e che preferiscono delegare passivamente la responsabilità ad altri o rifugiarsi in un atteggiamento di critica distruttiva.
«In questi ultimi decenni si è giustamente sottolineata la tutela dei diritti individuali, che comportano il rispetto della dignità umana e sono via all’uguaglianza. A mio parere, però, accanto ad essi non sono stati abbastanza messi in luce i corrispondenti doveri senza il rispetto dei quali vengono meno i corretti rapporti. I doveri ci richiamano alla responsabilità verso l’altro come singoli e come comunità, contribuendo così a mantenere e a consolidare i legami nella società».
È auspicabile dunque la nascita di gruppi per approfondire i problemi locali, e partendo da essi intessere un costante dialogo con altre realtà civili e con le istituzioni.

* Ho avuto modo di leggere diversi scritti ricavandone in particolare alcuni interessanti contributi con i quali ho composto questo post.

2 pensieri su “Che Paese immaginiamo e vogliamo costruire?

  1. Aggiungo un passaggio, ossia la conclusione del documento di approfondimento per le elezioni della Diocesi di Bergamo:
    “Si deve ricordare che non tutte le opzioni politiche sono eticamente indifferenti: è compito di ciascuno impegnarsi al discernimento tanto individuale quanto comunitario, assumendosi la responsabilità personale di andare oltre demagogie e qualunquismi per cogliere, attraverso l’attenta partecipazione, i valori alla base
    dei programmi che i partiti propongono “L’amore di Dio ci chiama ad uscire da ciò che è limitato e non definitivo, ci dà il coraggio di operare e di proseguire nella ricerca del bene di tutti” (Benedetto XVI; Caritas in Veritate, 78)”.

  2. Simone, grazie davvero della tua preziosissima integrazione.
    Da parte mia infatti, pur avendola sottineata, l’avevo dimenticata immerso tra i diversi e corposi documenti letti.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

*