Ecco ciò che fa brutta la politica e ciò che può renderla di nuovo bella

Le fiabe rivestono un’importanza particolare. In questa ottica sembra che la fiaba della Bella e la Bestia offra degli spunti di riflessione sul significato dei rapporti che siamo chiamati a stabilire con gli altri. La Bestia, dopo la trasformazione, acquisisce delle caratteristiche che, alla fine dell’incantesimo, lo renderanno un principe diverso da quello che era prima di quell’avventura (va ricordato che l’incantesimo è fatto da una fata che si era travestita da vecchia mendicante che il Principe aveva scacciato e che l’incantesimo avrà fine se la Bestia inizierà ad amare e sarà riamato: significativa la fine dell’incantesimo che avviene solo se ci sarà reciprocità cioè l’amore reciproco); caratteristiche quali la sensibilità, la bontà, l’umiltà, la delicatezza, la tenerezza, la capacità di amare che manifesta in modo splendido quando libera la ragazza per permetterle di raggiungere il padre malato. Ma cosa consente alla Bestia di sviluppare questi aspetti?
Nella fiaba è l’amore della ragazza, sua prigioniera, a restituire al re la sua vera natura. Ella, benché prigioniera, non si lascia fermare dall’aspetto fisico e dalle parole e, benché impaurita, si avvicina alla Bestia, l’accoglie, le parla, coglie la sua interiorità e si pone in modo tale da fargliela esprimere. Ciascun individuo può trovarsi nei panni della Bella e la Bestia. La Bestia è nato “principe”, come nasce ogni persona, cioè con la possibilità di esprimere pienamente il suo potenziale, la sua unicità.
Un incantesimo lo trasforma in Bestia: nel porsi in rapporto con il proprio ambiente ogni persona può assumere una idea rigida di sé che può ostacolare lo sviluppo delle sue potenzialità. E ogni individuo può trovare una “Bella” nel suo cammino: cioè un altro che sappia guardarlo in profondità, andando al di là delle apparenze, che sappia accoglierlo, amarlo fino a “farsi uno con lui”. E allora cosa accade?
Che non si è più quelli di prima: un rapporto vero, autentico trasforma; è come la luce che illumina e dà senso al mistero insito in ogni persona. Cioè, in ogni rapporto così, ognuno permette all’altro di esprimere parti di sé sconosciute; si sperimenta la possibilità e la libertà di rivelarsi all’altro e svelarsi a se stessi, emerge la ricchezza e la bellezza di ognuno: amare l’altro infatti è cercare di renderlo amante, cioè capace a sua volta di riamare. Ecco allora l’importanza del rapporto: l’altro ci rivela, ci fa da specchio, ci salva o ci condanna, ci fa perdere o ci redime e questo naturalmente reciprocamente.
E’ il rapporto, allora, che risulta la chiave rivelatrice di chi siamo noi, non le nostre doti personali. E’ nel rapporto con l’altro che l’autonomia di ciascuno di noi prende progressivamente forma. Questa libertà ha insito in sé anche la responsabilità: la responsabilità solo di “realizzare” se stesso? Non solo!
Infatti, il punto culminante di ogni incontro autentico con l’altro sarà l’espressione piena della propria individualità che non si ferma all’affermazione di sé, del proprio valore ma si manifesta pienamente nella capacità di accogliere, di donarsi, di amare l’altro. E’ significativo che la Bella, quando la Bestia si trasforma nuovamente in Principe, gli chiede: “Sei tu?” accarezzandogli i capelli, l’unico attributo che conserva esteriormente della Bestia. Ciò che conta, ormai è l’interiorità; è in questa dimensione che si sono incontrati, è in questa dimensione che ha senso ogni incontro, ogni storia.
Significative le parole del filosofo esistenzialista Lavelle le quali esprimono splendidamente il senso più profondo dell’incontro con l’altro e del senso di sé: “Il bene più grande che posso fare all’altro non è tanto dargli la mia ricchezza, quanto rivelargli la sua”.
Per questo, cioè senza un positivo e costruttivo interagire fra i diversi soggetti che la compongono, la stessa politica ha finito per allontanarsi dalla sua vera identità e si è trasformata appunto in una bestia avida di potere e facendoci sentire così estranei fra noi tanto da combatterci come nemici.
Per invertire la rotta è indispensabile allora che tutti diventiamo una “bella” per l’altro e ciò è possibile se sapremo ricominciare per primi a vivere rapporti nuovi e fare questo finché si realizzi la reciprocità. Questo avverrà pienamente se immetteremo nell’agire politico la fraternità.

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