La politica è l’amore degli amori e si realizza nella reciprocità

Ieri ho voluto approfondire la non negoziabilità dei principi riguardanti direttamente la sfera bioetica e di quelli attinenti alla sfera sociale («la promozione del bene comune in tutte le sue forme») andando alla radice del loro significato più profondo e cioè l’amore che deve animare tutta la nostra vita. Ma ciò, pur importante, non è sufficiente in quanto oltre all’agire personale è indispensabile che l’amore assuma la dimensione della reciprocità e soprattutto lo faccia concretamente proprio anche la stessa politica perché, come ha detto con acutezza Chiara Lubich: “Se noi mettiamo a base delle leggi o di iniziative sociali la mentalità di non rispetto del sofferente, dell’handicappato, dell’anziano, piano piano creiamo una falsa società, perché diamo peso soltanto ad alcuni valori, come la salute fisica, la forza, la produttività esasperata, il potere e stravolgiamo il fine per cui vive uno Stato, che è il bene dell’uomo e della società”.
Che l’amore non sia una chimera ma l’essenza della politica lo chiarisce ancora la stessa Chiara Lubich con queste forti e illuminanti affermazioni contenute nella relazione pronunciata nel novembre 2001 al convegno «Mille città per l’Europa» tenuto a Innsbruck. In esse vi leggo il segno di una speranza profetica. L’indicazione di una via maestra: il bene comune è il bene di tutti e dunque siamo attivamente coinvolti a costruire insieme le ragioni della convivenza possibile.
«La risposta alla vocazione politica è anzitutto un atto di fraternità: non si scende in campo, infatti, solo per risolvere un problema, ma si agisce per qualcosa di pubblico, che riguarda gli altri, volendo il loro bene come fosse il proprio. (…) Il compito dell’amore politico, infatti, è quello di creare e custodire le condizioni che permettono a tutti gli altri amori di fiorire: l’amore dei giovani che vogliono sposarsi e hanno bisogno di una casa e di un lavoro,  l’amore di chi vuole studiare e ha bisogno di scuole e di libri, l’amore di chi si dedica alla propria azienda e ha bisogno di strade e ferrovie, di regole certe… La politica è perciò l’amore degli amori, che raccoglie nell’unità di un disegno comune la ricchezza delle persone e dei gruppi, consentendo a ciascuno di realizzare liberamente la propria vocazione.
Ma fa pure in modo che collaborino tra loro, facendo incontrare i bisogni con le risorse, le domande con le risposte, infondendo in tutti la fiducia gli uni negli altri. La politica si può paragonare allo stelo di un fiore, che sostiene e alimenta il rinnovato sbocciare dei petali della comunità. (…)  C’è anche chi si sente escluso dal tessuto sociale e separato dal corpo politico, a causa della mancanza di lavoro, o di casa, o della possibilità di curarsi adeguatamente. Sono questi, e molti altri, i problemi che quotidianamente i cittadini pongono a chi ha il governo della città. E la risposta che ricevono è determinante perché anch’essi si sentano a pieno titolo cittadini e avvertano l’esigenza e abbiano la possibilità di partecipare alla vita sociale e politica». 
E il prof. Antonio M. B. così commenta questa sapiente e lungimirante proposta: «Lo Stato, visto alla luce della fraternità, rappresenta l’amore reciproco in un popolo, amore che è cresciuto e si è consolidato fino a diventare istituzione. Lo Stato è la garanzia, nel tempo, che tutti i cittadini vengano inseriti nel circuito dell’amore reciproco. Certamente lo Stato è un mezzo e non un fine: non esaurisce l’amore di un popolo, che fiorisce negli infiniti aspetti dell’esistenza delle persone e delle comunità, ma crea le condizioni perché questo amore si esprima. In questo senso, lo Stato interpreta al massimo livello quanto scrive Chiara Lubich: “La politica è l’amore degli amori”».
Bisogna dunque rendere sempre più possibile una politica animata dalla fraternità in quanto essa, come si vede, è una premessa indispensabile per poter davvero vedere e amare negli altri altrettanti fratelli e fare ciò in tutte le tappe della loro esistenza e in tutte le situazioni in cui essi si trovano: da quando si formano nel grembo materno fino al loro “naturale” tramonto.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

*