Dal rancore alla concordia

Oltre l’apparenza traspare, mal celata, una visione del bene comune irta di steccati. E’ in atto un oscuramento culturale che sta restringendo la portata del noi. Serve uno sguardo più da antropologo che da sociologo. Alcune considerazioni.
Il mugugno, salito ossessivo dal disagio per lo spaesamento, dovuto alla globalizzazione che fa perdere le radici, non ha trovato ascolto e risposta nella progettazione politica: ne a livello locale ne ancora meno sul piano nazionale.
Il rancore, prima espressione della protesta, è evoluto in risentimento diffuso, senza speranza e fiducia, minando alla  base la rappresentanza tradizionale.
Chi è sradicato sradica… la patologia del legame avanza… il dialogo rinsecchisce…il bene comune è sempre più limitato. Siamo entrati nella notte del noi.
Che cosa si può fare per non lasciarci trascinare da chi, sensibile alla pancia, cerca in tutti i modi di mettere gli uni contro gli altri? Come andare oltre la lacerante contrapposizione politica che da troppo tempo paralizza il Paese? Che fare qui ed ora? Come agire da “stelle che mangiano il buio della notte”?
Attrezzare la Costituente della condivisione: la desertificazione del futuro rischia infatti di creare una mentalità opportunistica e predatoria.
Occorre tornare a declinare il noi!
Occorre lanciare ponti per disarmare l’ostilità, fare rete, tessere legami, tornare, attraverso la partecipazione, a connettersi in luoghi del racconto e del confronto, riscoprire la coesione sociale, infrastrutturale, la sussidiarietà, avviare concreti momenti formativi alla cittadinanza attiva.
L’identità si costruisce con la relazione e non con l’arroccamento!
Rapporti, rapporti, costruire rapporti è il sintetico testamento spirituale di Chiara Lubich la quale proprio per questo ha proposto di “prendere come categoria ispiratrice della politica quel legame che unisce tutti gli uomini e le donne tra loro: la fraternità universale, l’unica categoria che può reggere l’impatto della realtà politica attuale che chiede contemporaneamente risposte locali e mondiali, nella città e insieme nel mondo intero”.
La fraternità infatti permette di attuare l’unità nella distinzione e dunque essa è la grande sfida che ci sta davanti nel millennio che abbiamo iniziato se vogliamo davvero rispondere alle attese profonde del mondo. Per questo allora soprattutto la politica ha urgentemente bisogno di TESSITORI DI FRATERNITA’.

 

* Ringrazio di cuore l’amico Piero per avermi donato lo scritto con il quale ho tratto questo post

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