Dall’autoreferenza alla fraternità

Ieri sono iniziate le votazioni per i presidenti di Camera e Senato purtroppo senza per ora nessun esito positivo, anzi, come scrive oggi Marco Fatuzzo su Città Nuova online: “Si moltiplicano i veti incrociati tra i partiti incuranti della difficilissima situazione del Paese. Le Camere non hanno ancora un presidente mentre il debito italiano supera i duemila miliardi e la povertà attanaglia 8 milioni di persone. Serve responsabilità”. E ancora: “Governare il Paese è una necessità. La crisi morde il Paese, senza pietà, lasciando per istrada lutti e sofferenze. Con 8,2 milioni di individui (il 13,6% della popolazione residente) in condizioni di povertà, un tasso di inattività della popolazione tra i 15 e i 64 anni pari al 37,8%, appare incomprensibile come i ripetuti appelli all’assunzione di corresponsabilità cadano nel vuoto, e i veti incrociati tra i partiti si moltiplichino. Papa Francesco, incontrando i cardinali nella Sala Clementina, ha invitato tutti a “non cedere al pessimismo e alle amarezze che ogni giorno ci riserva”. Vogliamo dargli credito”. (Per leggere l’articolo cliccate su questo link http://www.cittanuova.it/c/426631/Fumate_nere_al_Parlamento.html)

Per aiutarci dunque a tenere alto il nostro sguardo nell’impegno di attuare la fraternità vi propongo questo prezioso pensiero dell’Erica Scuola Umbra Mppu, il quale accompagna un brevissimo video davvero molto bello.
Chi fa la differenza in un contesto in cui si devono prendere decisioni, ci si deve confrontare e fare scelte, si deve guardare a interessi generali, è il modo di relazionarsi con l’altro diverso da te. Da quanto lo ascolti, da come lo ascolti, da quanto lo consideri, da come lo guardi, da quanto è importante per te, da tutto ciò è dalle conseguenze di questo rapportarsi, scaturisce quella “sorpresa” che costituisce il positivo esito che tutti vorremmo da un dialogo.
A pensarci bene è stato proprio questo a fare la differenza tra il Conclave e il Parlamento.
Che è la differenza nella prassi tra quello che frutta il principio dell’autoreferenza e quello della fraternità.

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