Il potere è servizio, cioè amore

«I re comandano sui loro popoli e quelli che hanno il potere si fanno chiamare benefattori del popolo. Voi però non dovete agire così! Anzi, chi tra voi è il più importante diventi come il più piccolo; chi comanda diventi come quello che serve. Secondo voi, chi è più importante: chi siede a tavola oppure chi sta a servire? Quello che siede a tavola, non vi pare? Eppure io sto in mezzo a voi come un servo».
Ieri quando ho udito queste esigentissime parole sono rimasto molto colpito perché ho compreso che esse racchiudevano il più alto insegnamento di come va inteso il potere, insieme all’esempio radicale con cui va vissuto, e di conseguenza ho avvertito l’assurdità di chi cerca di arringare la folla pur di ottenerlo in quanto così ci si serve di essa, mentre il vero potere si esercita mettendosi AL SERVIZIO DELLA FOLLA… E SERVIRE E’ DARE LA VITA!
E subito mi è nato un interrogativo: Non è di questo ciò di cui oggi ha urgentemente bisogno proprio la politica? È del tutto evidente infatti come ciò strida con i comportamenti di certi politici che purtroppo usano il potere per strumentalizzare avvenimenti e persone al fine di trarne interessi personali invece di alleviare le sofferenze di troppi che non ce la fanno più ad arrivare alla fine del mese.
Chi tra voi è il più importante diventi come il più piccolo; chi comanda diventi come quello che serve”. Amare veramente l’Italia significa quindi mettersi concretamente a servire tutti e questo va attuato indipendentemente dal ruolo che in quel momento si è chiamati a svolgere: chi si mette davvero a servire in realtà non impone e non pretende nulla ma è molto esigente soltanto con se stesso. Se l’agire politico è vissuto come servizio allora anche l’alternanza nel governare non può che essere accolta positivamente in quanto il potere ti dà la forza ma è l’amore che ti dà  l’autorevolezza e il servizio affinché sia sempre amore va purificato dagli attaccamenti: i personalismi infatti uccidono l’indispensabile necessità di interagire fra tutti mentre la reciprocità esalta la democrazia.
” Io sto in mezzo a voi come uno che serve ”. Chi vive allora il potere come servizio non da importanza all’apparire ma al contrario cerca  di mettersi sotto tutti in modo da far convivere le diversità fra loro e realizzare così l’unità. Dunque il politico e chiamato ad essere simile a quel filo di cui con grande sapienza parla Hèlder Camara: “Vedendo la bellissima collana, come in un sogno ammirai, soprattutto, il filo che univa le pietre e si immolava anonimo, perché tutte formassero una unità ”.

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