La questione delle preferenze

Il vicesegretario dei Democratici Enrico Letta ieri ha affermato che: “La settimana prossima è quella cruciale per la legge elettorale. L’accordo è ormai a portata di mano. E’ l’ultima chance. Va colta a tutti i costi per ridare ai cittadini il potere di scegliere i parlamentari… e cominciare così a ridare credibilità al Parlamento”. E proprio per dimostrare che si fa davvero sul serio specifica che: “Il Partito Democratico preferisce i collegi, ma pur di cambiare sistema è pronto a ragionare anche sulle preferenze”.

Nell’attenta attesa di vedere se finalmente ciò si realizzerà veramente penso valga la pena di chiederci: perché si temono le preferenze? L’attuale legge elettorale introducendo le liste bloccate a impedito agli elettori di operare una scelta tra diversi candidati di una stessa formazione politica e questo è stato un colpo di mano pesantissimo aggravato ancor più dal fatto che ad oggi non esistono meccanismi di partecipazione democratica alla creazione di tali liste, come ad esempio le elezioni primarie istituzionalizzate.

Sono cosciente che una riforma della legge elettorale che preveda di nuovo l’espressione delle preferenze possa, come purtroppo è successo nel passato, indurre i candidati a investire ingenti risorse finanziarie nella campagna elettorale, con il rischio anche di condizionamenti occulti. Se però fosse questa la motivazione di tale contrarietà ritengo che ciò può e deve essere superato, non già privando il cittadino-elettore di un suo diritto, quanto piuttosto attraverso il varo di adeguate norme legislative che prevedano limiti rigorosi alle spese elettorali, regole di trasparenza sui finanziamenti e azioni di attenta vigilanza e di contrasto dell’illegalità.

Detto questo vorrei chiarire che se, attraverso la più ampia condivisione tra le forze politiche, venissero individuati altri strumenti per garantire ai cittadini di scegliere “liberamente” i propri rappresentanti è evidente che sarebbero accolti con altrettanta irrinunciabile adesione: quello che conta infatti è di tornare a riannodare il rapporto, oggi fortemente compromesso, tra Parlamento e cittadini, tra i parlamentari e il loro territorio, tra la politica e la vita comune e quindi anche tra gli stessi partiti e cittadini.

Anche i cittadini possono contribuire concretamente a fare in modo che le regole del gioco democratico siano non solo salvaguardate ma rese pienamente efficenti: per consolidare e rendere veramente efficace la partecipazione, infatti, non basta che essi si limitino a votare e nemmeno ad esercitare il pur fondamentale esercizio di selezionare le candidature, ma è altrettanto indispensabile interagire attivamente con coloro a cui si è demandato il compito di farsi rappresentare per tutto il tempo del mandato.

Quello che serve allora è un vero e proprio “PATTO ELETTO – ELETTORI”……………. ma di questo ne parleremo prossimamente.

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