Come la parola deve tornare alla politica?

Anche se con sfumature diverse sia i leaders di maggioranza che quelli di opposizione (personalmente ritengo più corretto dire di minoranza) vanno sempre più affermando che dopo il governo dei tecnici la parola deve tornare alla politica. Senza entrare nel merito se questo governo sta facendo bene o male o se potrebbe fare meglio, il quale vale la pena ricordarlo è stato chiamato ad affrontare una spaventosa crisi economica, se la richiesta di tornare alla politica significa ribadire che solo coloro che ricevono il mandato dagli elettori sono pienamente legittimati a governare il Paese è evidente che si afferma una verità. Ma come stanno veramente le cose?

In realtà nell’avanzare da parte loro questa di per sé giusta esigenza non può sfuggire il fatto che coloro che attualmente siedono in Parlamento, pur essendo stati eletti, non possono con altrettanta obiettività affermare di essere essi stessi pienamente legittimati nel svolgere il loro compito: l’introduzione infatti delle liste bloccate ha messo i cittadini di fronte a decisioni arbitrariamente prese da un gruppo ristretto di capi partito e in questo modo c’è stato un allontanamento dagli ideali democratici, nella sostanza e nella forma. Perché ciò che si sta perdendo è l’idea di bene comune.

Allora se vuole davvero ridare la parola alla politica è indispensabile che la classe politica dimostri di essere veramente credibile e lo sarà se prima di tutto saprà restituire ai cittadini il diritto di scegliere in modo diretto i propri rappresentanti nelle Istituzioni. È indispensabile poi che i partiti mettano decisamente mano al loro rinnovamento: è arrivato il tempo infatti di portare all’approvazione in Parlamento anche una legge di riforma dei partiti politici, che li riconosca quali associazioni di diritto pubblico, portando a compimento la dizione dell‟articolo 49 della Costituzione che recita: “Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale”.

Come infatti aveva già proposto con lungimiranza Luigi Sturzo: «Per precisare la responsabilità occorre anzitutto che il partito, pur conservando la libertà che deve avere il cittadino nella propria attività politica, sia legalmente riconoscibile e sia posto in grado di assumere anche di fronte alla legge le proprie responsabilità». Questo dovrebbe implicare da parte dei partiti regole precise che vanno dall’obbligo di depositare uno statuto e un codice etico con regole di democrazia interna, a quello di redigere un bilancio pubblico e trasparente.

Allora non si tratta tanto di aver fretta di riprendere le leve del comando (potere?), neanche nella sua accezione più costruttiva, in quanto tornare a dare la parola alla politica vuol dire innanzitutto ritornare ad attuarla nel suo vero significato e il cui scopo è quello di organizzare la società civile in modo da rendere possibile il raggiungimento del bene comune: la politica dunque non riguarda solo i detentori del potere ma, nella diversità dei ruoli, coinvolge direttamente anche i cittadini.

Mai forse come oggi abbiamo bisogno di camminare insieme, di poter contare sul contributo gli uni degli altri, per questo quindi dovremmo fare nostro con la stessa appassionata  determinazione quanto pronunciò, con quella autorevolezza da vero statista in momento difficilissimo per il Paese, Alcide De Gasperi:

 SOLO SE SIAMO UNITI SIAMO FORTI E SE SIAMO FORTI SIAMO LIBERI

2 pensieri su “Come la parola deve tornare alla politica?

  1. E’ importante che la politica ritorni a parlare in modo semplice; la gente ha bisogno di avere dei riferimenti chiari e che possano dare speranza per il futuro. Certo, la parola deve ritornare ai politici, ma deve essere una parola senza falsità e soprattutto accompagnata dai fatti.
    La politica poi deve essere pensata prima di tutto come un servizio, come un modo per spendere la propria vita e le proprie competenze a servizio della collettività, rendendo più vivibile il paese e rafforzando la coesione sociale.
    Bisogna saper superare i vecchi modi di pensare e con essi le rivalità ideologiche che creano soltanto confusione e distruzione. E’ necessario invece che le parole spese pubblicamente diano onore ad un nuovo pensiero politico e facciano nascere una nuova politica, volta ad unire piuttosto che a dividere. Oggi a mio avviso, la grande sfida è quella di mettersi in gioco cercando di affrontare le discussioni in maniera costruttiva, creando e cercando il dialogo, nel quale ci si confronta per trovare soluzioni condivise.
    E’ ora di cambiare passo e di muoversi in direzione dell’unità!

  2. Grazie Andrea, condivido pienamente quanto scrivi e mi rendo sempre più conto che sono amministratori come te, insieme a tanti impegnati nei differenti partiti, che nel silenzio stanno ridando credibilità all’agire politico proprio perché caratterizzato dalla reciprocità. Allora avanti tutta senza lasciarci condizionare dal frastuono di chi pretende di farsi strada a spese degli altri: quello conta infatti è continuare a lavorare perché la foresta di una politica animata dalla fraternità cresca e si sviluppi sempre più perché dobbiamo credere, anche se può sembrare che non sia così, l’umanità stessa cammina verso l’unità.

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