Con il concorso di tutti la riforma elettorale non è impossibile

Nonostante continui il lavoro degli ‘sherpa’, cioè di coloro che i leaders hanno individuato per stendere una bozza di riforma elettorale, purtroppo non si intravvede ancora all’orizzonte una soluzione davvero condivisa e una conferma in tale senso viene proprio da uno dei relatori, l’esponente del Pd Enzo Bianco (l’altro è Lucio Malan del Pdl), il quale ieri ha affermato che: “Non arrivano a tutt’ora indicazioni definite su alcuni punti qualificanti della riforma della legge elettorale da parte delle maggiori forze politiche”.

L’impressione che non ci sia davvero la volontà di arrivare ad approvare l’indispensabile riforma elettorale e ciò dovrebbe, deve preoccuparci moltissimo tutti in quanto senza questa fondamentale regola del gioco ad essere drammaticamente in pericolo è la stessa democrazia, perché l’esasperata ricerca del proprio tornaconto, delle rispettive convenienze, i continui veti incrociati dimostrano tutta l’incapacità a prendere in mano, dopo Monti, le sorti del Paese: è inutile infatti nascondere che, senza un decisivo rinnovamento della classe politica, il clima tornerà ad essere più esasperato di quanto lo sia stato finora e questo sarebbe veramente una catastrofe per tutti noi in quanto ciò potrebbe portare a rendere perfino inutile tutti gli enormi sacrifici che stiamo facendo. In fondo non è proprio questo che temono coloro che hanno scommesso nella rinascita dell’Italia?

Nel dire questo non voglio in nessun modo alimentare un senso di rassegnazione e neanche uno sterile pessimismo ma piuttosto stimolare con forza i responsabili politici affinché si rendano conto che, se lo vogliono sul serio, è possibile superare ogni ostacolo, ogni incomprensione e in questo modo mettere mano tutti insieme a ciò che ormai è sempre più improrogabile. Vuole essere una forte sollecitazione anche per tutti noi a non mollare mai, anzi, a ritrovare ancora di più quell’indispensabile, appassionato slancio così da contribuire attivamente a fare in modo che la classe politica si senta sollecitata e sostenuta, con paziente insistenza, a non tirarsi indietro rispetto alle loro gravi responsabilità: l’impegnativo compito di fare rinascere il nostro Paese, infatti, dipende dal concorso determinato di tutti noi.

7 pensieri su “Con il concorso di tutti la riforma elettorale non è impossibile

  1. Basterebbe che Monti operi con l’accetta come ha fatto in tutti i campi: prende in blocco un sistema efficace, come il semipresidenzialismo con doppio turno francese, e lo impone ai partiti, prendere o lasciare, e che si assumano la responsabilità di dire di no e far cadere il Governo, con tutto ciò che ne conseguirebbe. Ha proceduto così con la riforma delle pensioni, con la riforma del lavoro, con la spending review, senza badare agli interessi anche legittimi che colpiva (vedi gli esodati o chi si è visto passare da un giorno all’altro da 1 a 4 in una notte gli anni mancanti per la pensione), perchè dovrebbe avere più riguardi per gli interessi dei partiti? Perchè i cittadini possono subire gli effetti negativi delle riforme imposte e i politici no?

  2. Sergio, prima di tutto desidero ringraziarti per aver usato un linguaggio molto schietto ma costruttivo e quindi in sintonia con lo spirito di questo blog. Rispetto a quanto affermi mi trovi molto d’accordo in quanto i pesanti sacrifici non solo devono essere chiesti davvero a tutti, ma ancor di più soprattutto a chi a sperperato i soldi pubblici, cioè i partiti. Certo, Monti – il quale fra il resto ha saputo acquistarsi un prestigio internazionale, e lo dico senza nessun pregiudizio, che purtroppo da tempo non avevamo più – avrebbe potuto/dovuto fare di più per tagliare decisamente quei privilegi davvero assurdi, ma credo che ciò non sia forse così semplice come può sembrare a noi: non ti pare che anche noi cittadini abbiamo lasciato troppo correre e per questo adesso dobbiamo pure noi tiraci su le maniche e contribuire a quel cambiamento che tutti ora vogliamo?

    • Certo non è semplice, ma se non lo fa un Governo tecnico in situazione di emergenza, non lo farà mai nessuno, a meno che la nostra classe dirigente non esprima finalmente uno che, come De Gasperi, non guardi alle prossime elezioni ma alle prossime generazioni. Sulla necessità che tutti noi ci si dia da fare sfondi una porta aperta.

  3. Sono pienamente convinto che la proposta di Sergio sarebbe una buona soluzione, ma penso anche che Monti non farà mai una cosa del genere per non inimicarsi chi lo sostiene a destra e a sinistra. Salterebbe il banco e lui se ne guarda bene. Sono stra-convinto che più che salvare gli italiani a lui interessa salvare le banche e i banchieri e da ora alla fine della legislatura farà ancora qualcosa per completare il suo disegno.
    Quanti privilegi continuano a sussistere!… E chi ne beneficia?
    Politici, super pensionati, sindacati, editorialisti ed enti inutili.
    A questi non metterà mai mano. E noi poveri italiani saremo sempre più in difficoltà.

  4. Dario, sai che apprezzo sempre molto il tuo pensiero e che insieme ci sforziamo di ascoltare le ragioni l’uno dell’altro, per questo ho avvertito nel leggere quanto scrivi un po’ di sofferta delusione rispetto all’attuale azione di governo la quale per certi aspetti, visto che ci conosciamo da tanto tempo, non posso non comprendere. Mi permetto però di aggiungere, a quanto dici, che dobbiamo stare attenti a non cadere in giudizi troppo trancianti ma elevare il nostro sguardo per cogliere anche il positivo che pure c’è e che a Monti gli viene spesso autorevolmente riconosciuto sia in Italia che anche a livello internazionale e ciò dimostra che la verità, soprattutto in politica, non è sempre univoca ma che, come tanti tasselli di un mosaico, essa è composta da più aspetti e tutti sono importanti.

  5. Non metto in dubbio le capacità di Monti, ma il popolo soffre e in tanti soccombono.
    Le banche, invece, continuano a guadagnare e chi gioca in borsa ancora di più. Visto che a livello europeo è “molto” ascoltato, potrebbe suggerire di tassare le transazioni di borsa almeno a livello europeo. E darebbe il segnale vero su chi ha intenzione di aiutare.
    Fino a quando non farà qualcosa in questo senso, resterò convinto che per lui gli italiani sono tali solo da un certo reddito in su.

    • la Tobin tax fatta solo in Europa ha poco senso: sposterebbe solo i capitali sugli altri mercati. O la si fa a livello globale o diventa masochismo per chi la applica. Sarebbe invece sacrosanto distinguere banche d’affari e banche commerciali, riservando solo a queste ultime gli eventuali sostegni, in modo che poi si trasformino n credito alle imprese e non in speculazione

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