Rifondare la politica

Il Prof. Roberto Zappalà qualche tempo ha fatto questa dura costatazione: “Viviamo un tempo in cui si avverte «un raggelante senso di vuoto, una sconcertante assenza di valori». Un «vuoto» che è sintomo di una desertificazione interiore e spirituale dell’uomo e che pervade anche i modi della vita sociale e politica, facendo prevalere la logica e le tecniche del consenso, anziché la ricerca e l’impegno per il bene comune. Del resto, dal momento che non si ha fiducia nella verità, la si sostituisce con i sofismi della propaganda. In certi momenti vien da pensare a quanto diceva nell’Ottocento il filosofo danese Kierkegaard: «Ormai la nave è in mano al cuoco di bordo e ciò che egli trasmette dal megafono del comandante non è più la rotta da seguire, ma il menù di ciò che mangeremo domani». Per averne conferma, basterebbe pensare alla televisione: il messaggio è diffuso in cento modi diversi, ma è univoco e riguarda cosa mangeremo, come ci vestiremo, che cosa consumeremo, in che modo ci divertiremo… E la rotta da seguire? Chi ne parla più? E così la zona desertica si allarga”

Ho voluto riportare questo suo pungente pensiero in quanto ieri ho avuto modo di vedere che le forti parole del Card. Bagnasco, riguardo all’impegno politico dei cattolici, sono state accolte e anche rilanciate da molti e questo dimostra quanto sia sorprendentemente alta l’attenzione rispetto ai suoi autorevoli pronunciamenti. Allo stesso tempo però non si può non evidenziare che se questo atteggiamento è molto importante da solo non basta perché finché ciò non si traduce in un agire concreto non produce quei cambiamenti da lui pressantemente auspicati: il travaglio nel quale ci troviamo esige di essere affrontato con l’impegno personale e anche con azioni comuni.

Oggi, proprio rispetto alla politica, viene in rilievo come le formazioni politiche sembrano dotate di potenti respingenti verso chi vi si affaccia e ai cittadini viene perfino negato l’esercizio della propria sovranità e questo quindi ci deve spingere con ferma determinazione ad esigere che i politici, a qualunque partito appartengono, prima delle prossime elezioni approvino la riforma della legge elettorale con la quale, tra il resto, ridiano finalmente di nuovo la possibilità agli elettori di scegliere “liberamente” i propri rappresentanti e sappiano fare questo ricercando la più ampia condivisione perché solo così queste fondamentali regole del gioco democratico saranno veramente efficaci e durature. Per quanto riguarda invece la classe politica del Paese essa deve trovare il coraggio, proprio perché deve mettere in conto che comporta un sacrificio non indifferente, di rigenerarsi altrimenti non ci potrà essere una autentica rifondazione della politica. Non può e non deve sfuggire a nessuno dunque che se non si realizzano queste irrinunciabili condizioni il rischio che a deragliare sia proprio la stessa democrazia. Meditiamo gente, meditiamo… e diamoci da fare.

Un pensiero su “Rifondare la politica

  1. Il mio personale pensiero in merito alla politica e’ che la maggior parte dei nostri politici (e non solo nostri) abbiano interessi solo di parte per beneficiarne sia personalmente che con i proprio enturage.
    Condivido pienamente quanto detto nella settima regola di Gandhi che recita:
    “politica senza principi”. Penso non sia il caso di esplicitare degli esempi in merito.
    Ciao!

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