Vivere con specchiata esemplarità

Riguardo alla sentenza di condanna emessa lunedì nei confronti di Berlusconi ho avuto modo di sentire i vari commenti, di leggere gli articoli apparsi sulle diverse testate giornalistiche e ciascuno ha evidenziato, con tinte più o meno fosche, i possibili scenari che adesso possono aprirsi, i penalizzanti riflessi sulla politica nazionale e naturalmente soprattutto rispetto alla tenuta del governo: quello che infatti più preoccupa, e fa soffrire, è che inevitabilmente si alzeranno ancora di più i muri della contrapposizione tra le differenti forze politiche.
Per questo, cioè proprio perché offre una lettura diversa e che io condivido, ho apprezzato l’articolo di Marco Tarquinio, direttore di Avvenire e in modo particolare l’affermazione con la quale conclude il suo breve ma incisivo scritto: «Il gran problema – dell’Italia, non ancora di Berlusconi «presunto innocente» sino al terzo grado – è che la sentenza poteva essere sia meno aspra sia meno clamorosa. Anzi, non doveva esserci per niente. E non per impunità, ma per specchiato rigore. Quello a cui è tenuto chi rappresenta e governa un Paese».
Non si tratta di giustificare in quanto è doveroso che ognuno risponda delle sue azioni davanti alla legge e anche alla sua stessa coscienza (a maggiore ragione coloro che svolgono ruoli pubblici), ma riflettendo su quanto lui dice mi sono reso conto che in fondo ciò è davvero molto importante anche per ciascuno noi nel senso che invece di continuare ad accusarci a vicenda, alimentando così drammatiche divisioni, dovremmo un po’ tutti prendere coscienza che forse il nostro stesso comportamento non è proprio così irreprensibile come dovrebbe: se infatti lo fosse il bene circolerebbe molto di più e gli altri ne sarebbero positivamente contagiati, saremmo più vigilanti, più capaci di discernere ciò che accade e quindi più lungimiranti nel fare le nostre scelte per il bene del Paese.
Mentre pensavo a questo mi è tornata alla mente una famosa canzone del Gen Rosso, già eloquente fin dal titolo stesso “Un’altra umanità”, che davvero consola per la forte speranza che trasmette proprio perchè dice che un’altra umanità che si impegna a vivere con specchiata esemplarità già c’è, e in modo speciale questa parte dove indica la misura con la quale si è chiamati a vivere anche la politica e come cittadini la propria sovranità.

Conosco un’altra umanità 
quella che ora va controcorrente;
quella che sa dare anche la sua vita
per morire per la propria gente. 
Credo, credo in questa umanità…
che crede nell’amore.

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