Disarmare il cuore. Essere liberi

Ancora una volta sono stato molto attratto da due splendidi commenti riguardanti il Vangelo di ieri. Il primo è proposto da Ermes Ronchi che prende spunto da Gesù che, presa la decisione di andare Gerusalemme, manda alcuni suoi discepoli in un villaggio di samaritani per preparagli il suo ingresso… ma essi non vollero riceverlo. Riprendendo la durissima reazione di quei discepoli commenta Ronchi: «Vuoi che scenda un fuoco dal cielo e li consumi?” La loro reazione al rifiuto dei Samaritani segue la logica comune: farla pagare, occhio per occhio. Gesù si voltò, li rimproverò e si avviò verso un altro villaggio. Nella concisione di queste parole si staglia la grandezza di Gesù. Che difende chi non la pensa come lui, che capovolge la logica della storia, quella che dice: i nemici si combattono e si eliminano. Gesù invece intende eliminare il concetto stesso di nemico». 
Che grandissima lezione per tutti noi e che vale in modo del tutto particolare per coloro che sono impegnati in politica in quanto Gesù ci invita ad amare perfino i nemici, un atteggiamento questo che esige di andare decisamente controcorrente rispetto alla mentalità del mondo. Non si tratta, è evidente, di rimanere indifferenti davanti a coloro che ci fanno del male e nemmeno di rinunciare a dire la verità, quanto piuttosto di far fronte alle ingiustizie certamente con determinazione ma con il cuore DISARMATO.

Il secondo è sempre di Papa Francesco durante l’Angelus rispetto ancora alla determinazione di Gesù, presa in piena libertà, di andare a Gerusalemme dove dovrà morire e poi risorgere. «Gesù era libero, in quella decisione era libero. Gesù vuole noi cristiani liberi come Lui. (…) Gesù non vuole né cristiani egoisti, che seguono il proprio io, non parlano con Dio; né cristiani deboli, cristiani, che non hanno volontà, cristiani «telecomandati», incapaci di creatività, che cercano sempre di collegarsi con la volontà di un altro e non sono liberi. Gesù ci vuole liberi e questa libertà dove si fa? Si fa nel dialogo con Dio nella propria coscienza. Se un cristiano non sa parlare con Dio, non sa sentire Dio nella propria coscienza, non è libero, non è libero.
Per questo dobbiamo imparare ad ascoltare di più la nostra coscienza. Ma attenzione! Questo non significa seguire il proprio io, fare quello che mi interessa, che mi conviene, che mi piace… Non è questo! La coscienza è lo spazio interiore dell’ascolto della verità, del bene, dell’ascolto di Dio; è il luogo interiore della mia relazione con Lui, che parla al mio cuore e mi aiuta a discernere, a comprendere la strada che devo percorrere, e una volta presa la decisione, ad andare avanti, a rimanere fedele».
Non credo che si possa aggiungere qualcos’altro visto la grande schiettezza con cui si è espresso Papa Francesco, così come è del tutto esplicito ed esigente ciò che propone. Altro dunque che essere dei «telecomandati»: è fondamentale infatti che anche l’agire politico sia attuato nella massima libertà e ascoltando di più la nostra coscienza proprio perchè ciò è la premessa irrinunciabile per poter concorrere veramente a rifondare la stessa politica.

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