L’integrazione europea è irreversibile

In vista delle elezioni europee del prossimo 25 maggio si fa più intenso in Italia il dibattito circa il ruolo dell’Europa, la moneta unica e il senso stesso del vincolo europeo per le politiche dei Paesi membri. Forti sono i timori di un crescente scetticismo dell’opinione pubblica nei confronti dell’integrazione europea a fronte di una maggiore rivendicazione dell’autonomia nazionale. Un’occasione di riflessione su questi temi l’ha offerta in questi giorni il Movimento politico per l’unità (Mppu), diramazione del Movimento dei Focolari, che ha promosso a Roma una Conferenza dal titolo: “Europa tra prossimità e vicinato”.                                                                                                     L’integrazione economica e politica del Vecchio continente è parte di un cammino irreversibile verso un mondo sempre più unito, sostiene il Mppu, eppure molti sentono l’Unione Europea una realtà sempre più distante. Adriana Masotti ne ha parlato con Pasquale Ferrara, Segretario generale dell’Istituto Universitario Europeo di Firenze, intervenuto alla serata”: l’importante intervista la potete sentire e leggere cliccando qui.  Riguardo ad essa merita di mettere particolarmente in evidenza almeno la propositiva conclusione.

C’è un bellissimo motto dell’Unione Europea: “In diversitate concordia”. Quindi c’è al tempo stesso il riconoscimento di un percorso verso l’unità – quindi la concordia – e dall’altro la valorizzazione delle identità. La diversità in Europa non è un disvalore. Solo che questa identità, nel cammino dell’Unione Europea, deve essere declinata in un modo inclusivo. Quindi il Movimento politico per l’unità sottolinea proprio questa dimensione: l’unità non significa unificazione; significa trovare insieme le forme per poter declinare le giuste rivendicazioni di una entità nazionale con la necessità, però, di dover operare insieme in un mondo che – mentre noi in Europa parliamo talvolta di disintegrazione – sta andando nel senso di una maggiore integrazione. Il futuro dell’Europa si gioca su questa dimensione di transnazionalità e non di ulteriore frammentazione

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