Francesco, il Papa venuto dalla fine del mondo

Sabato 29 novembre 2014 grazie a BTV ho avuto in modo del tutto fortuito l’importante opportunità di rivedere la serata con Massimo Cacciari e Enzo Bianchi, un prezioso dialogo dal titolo “Francesco, il Papa venuto dalla fine del mondo” che si era tenuto martedì 25 novembre 2014. Una serata inserita all’interno di un ampio evento chiamato “Molte fedi sotto lo stesso cielo”: esso è un ciclo di incontri promosso dalle ACLI, con il patrocinio del Comune di Bergamo, in collaborazione con moltissimi gruppi e associazioni del territorio bergamasco.                                                                               Inizialmente non ero particolarmente attirato a seguire questo confronto in quanto ritenevo che il continuo parlare di Papa Francesco rischiasse, suo malgrado, di farlo assomigliare troppo ad una star e quindi di perdere di vista la profondità della sua dirompente testimonianza così come la radicalità del messaggio che coraggiosamente va proponendo a tutti. L’audacia però dei due relatori mi ha coinvolto davvero moltissimo e così l’ascolto si è fatto sempre più attento, tanto da non voler perdere nemmeno una parola: l’incontro infatti si è rivelato veramente di una ricchezza tale da scuotermi fortemente interiormente e di conseguenza di mettere in discussione il mio stesso agire. Ecco qualche briciola degli appassionati interventi di Enzo Bianchi e Massimo Cacciari. Successivamente verranno pubblicate alcune impressioni di chi quella sera era presente.

Enzo Bianchi

Nella storia il vangelo è come la brace, sta sotto la cenere. Ma ci sarà sempre qualcuno che ha il coraggio di smuovere quella cenere. E quando si muove la cenere, il fuoco del vangelo divampa ancora. (…)                                                                                                           “Chi è Papa Francesco? Papa Francesco è innanzitutto un uomo. Non vi sembri strano che io affermi che è uomo perché sovente le persone religiose tanto più sono religiose meno hanno stoffa umana: è quasi una legge che riscontriamo più volte. Lui è uomo… solidale con l’umanità, non si tira fuori dall’umanità, che indica una strada di umanesimo, che non vuole una Chiesa che imponga, che intervenga ma che accompagni gli uomini nei cammini di umanizzazione”. (…)                                                                          Lui è uomo e risponde ad una profonda umanità”. Seconda cosa è un cristiano ma in cui è il vangelo quello che regna: lui vuole solo vivere il vangelo e basta. (…)                            Lui ha proprio questa radicalità del vangelo dentro, questa forza. (…)                                   Io credo che succederà per Papa Francesco quello che è successo mille volte nella storia. Che c’è un grande entusiasmo quando c’è l’apparizione del nuovo, di una svolta ma poi nessuna illusione per noi cristiani: se è davvero vangelo quello di Francesco la situazione sarà più difficile, non sarà più facile, perché ogni volta che emerge davvero il vangelo e emerge, permettete di dire, la croce di Cristo più forte sarà l’urto con le potenze mondane e lo scontro sarà più grande, nessuna illusione.

Massimo Cacciari

L’attenzione al secolo non è l’attenzione al secolo banale, non so se mi spiego, è quella cultura dell’accordo, della conciliazione, della conversazione. Non facciamo le lotte al secolo ma entriamoci, insediamoci non per diventare schiavi o servi, sia chiaro, ma il modo di evangelizzare deve essere non quello della contraddizione ma della conversazione: non è questo che Papa Francesco continua a fare? (…)                                  Il linguaggio di Francesco è epocale da questo punto di vista. Il suo linguaggio non è debole, è fortissimo nella sua debolezza… è il linguaggio dell’esperienza, della prassi. (…)                                                                                                                                                         Siamo in un’epoca di grandi trasformazioni e questo Papa si colloca perfettamente in questo contesto. Il suo appello è che bisogna fare. La sua volontà è di convincere il secolo non con la teologia, ma con il fare. Bisogna conversare col secolo, bisogna entrarci in sintonia. E lui, con il suo linguaggio fortissimo nella sua debolezza, cerca di indicare che l’Europa non è più al centro, che il tramonto dell’Occidente è realtà. Che stiamo vivendo in una guerra in cui il terrorismo internazionale sta diventando Stato e intanto l’Occidente sta a guardare. Tutto questo il Papa ce lo dice. Ma c’è una reazione da parte nostra?

2 pensieri su “Francesco, il Papa venuto dalla fine del mondo

  1. Quello che secondo me è molto importante è una domanda che ha formulato Cacciari: “Il Papa appella a una reazione o no? Ci provoca chiedendoci indirettamente se ci siamo”. In effetti condividiamo molto o meglio tutto di quello che Papa Francesco fa o dice, ma quanto poi facciamo noi? Sempre Cacciari cita una frase di S. Ignazio “Facciamo da parte nostra come se Dio non avesse più niente da fare”. Se questa frase di una semplicità secondo me disarmante fosse messa in pratica quanto migliorerebbe il mondo intero?
    Papa Francesco secondo me fa questo, la sua forte umanità messa da lui in pratica, il suo obiettivo di umanizzazione, fa quello che farebbe un Dio in terra. Come dice ancora Cacciari “il linguaggio di Francesco è epocale, nella sua debolezza, è fortissimo. Ma si capisce cosa sta dicendo?”. Questo mi ha fatto molto riflettere e ho concluso che forse non cogliamo proprio quello che ci vuole far capire, ma condividiamo ciò che dice o fa soprattutto quando ammette le negligenze e i vari errori della Chiesa, così forse abbiamo più modo di scagliarci contro gli sbagli che si, vanno condannati, ma che dovremmo superare e impegnarci a migliorare. Questa è l’impressione nella mia semplicità.
    Laura M.

  2. Il mio desiderio di partecipare a questo incontro nasce dalla “simpatia” che nutro per i 2 relatori, non che sempre condivida il loro pensiero, ma sicuramente la loro modalità di esprimersi mi provoca fortemente, mi fa riflettere e reagire. Lo spaccato che danno dell’umanità e, in questo incontro, del cristianesimo ferisce chi “crede” di essere un cristiano D.O.C… Io, cristiana, mi son sentita un poco un fuoco di paglia che s’infiamma perché arriva una persona, in questo contesto Papa Francesco, che soffia sulle braci, che porta la primavera nella Chiesa, ma che, infine, si è gran bravi a parlare e a fare buoni propositi, ma non si agisce, si sosta in una sorta di limbo e tutto s’affievolisce e resta invariato.
    Bianchi e Cacciari, non paghi di averci dato dei cristiani “tiepidi” , aggiungono anche che l’Europa, quindi ancora noi persone “perfette”, non abbiamo più nulla da dare/dire al mondo, non siamo più incisivi… ed allora ti senti anche cittadino mezzo fallito… il cristiano europeo potrebbe uscire da un incontro di questo tipo depresso, arrabbiato perché non si ritrova in quanto ascoltato oppure… questi 2 uomini ci hanno semplicemente voluto dire che dobbiamo essere molto realistici e guardare la realtà con consapevolezza, che una persona che smuove le braci può essere un soffio che dà nuovo vigore al fuoco, ma non basta! Il fuoco ha bisogno di 3 elementi per divampare – comburente (ossigeno), combustibile e fonte innesco (calore) – e va anche alimentato per rimanere acceso. Quasi in sordina, essi ci hanno dato dunque un messaggio di speranza: basterebbe essere evangelici, vivere il vangelo e questo salverebbe il cristianesimo e l’umanità.
    Buona domenica!
    Vera R.

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