Repetita iuvant

Si attende da più di mezzo secolo una legge sulla riforma dei partiti, che ne definisca lo status e fissi regole per la democrazia interna, oltre che per la trasparenza e la certificazione dell’uso delle risorse pubbliche. Un nuovo profilo che consenta di superare le derive personalistiche, le gestioni oligarchiche e lo scambio ineguale tra i leader e gli iscritti. Una riforma urgente, non meno di quelle istituzionali in discussione in Parlamento, e che ad esse andrebbe strettamente correlata”.                                       È questo uno dei significativi passaggi dell’interessante articolo scritto da Marco Fatuzzo su Città Nuova e il cui titolo è Politica Nazionale “I cerchi magici dei partiti”. A riguardo di quanto afferma in esso vale la pena di ricordare, repetita iuvant, che egli fa riferimento proprio alla specifica proposta di legge di riforma dei partiti contenuta nel documento promosso, nel 2012 e tutt’ora purtroppo disattesa, da UN e Mppu “Per una riflessione sulle riforme istituzionali” e di cui riporto l’intero capitolo. Su questo importantissimo tema vi ritornerò ancora.

Una legge di riforma dei partiti politici

L’urgenza di una riforma istituzionale che apporti significative e, auspicabilmente, ampiamente condivise modifiche all’attuale legge elettorale, riteniamo si coniughi oggi con l’esigenza di elaborare e portare all’approvazione in Parlamento anche una legge di riforma dei partiti politici, che li riconosca quali “associazioni con personalità giuridica”, portando a compimento la dizione dell’articolo 49 della Costituzione che recita: “Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale”.

Come infatti aveva già proposto con lungimiranza Luigi Sturzo: «Per precisare la responsabilità occorre anzitutto che il partito, pur conservando la libertà che deve avere il cittadino nella propria attività politica, sia legalmente riconoscibile e sia posto in grado di assumere anche di fronte alla legge le proprie responsabilità».

Questo, da parte dei partiti, dovrebbe implicare principalmente quattro aspetti:

1. l’obbligo di depositare un proprio Statuto nel quale venga esplicitata la propria ispirazione originale e i propri valori fondanti;

2. previsione, nello Statuto, di un ‘Codice etico’ che contempli seri criteri di selezione delle candidature, volti ad escludere coloro che abbiano pendenze giudiziarie gravi, al fine di tutelare la credibilità delle Istituzioni che essi dovrebbero rappresentare;

3. previsione, nello Statuto, di regole certe di democrazia interna, fra le quali l’eventuale obbligatorietà di elezioni primarie per la scelta dei candidati;

4. l’obbligo di presentazione di un bilancio pubblico e trasparente delle entrate e degli impieghi, che è prioritario rispetto alla previsione di norme che prevedano finanziamenti pubblici ai partiti.

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