La Chiesa di Francesco e la mistica dell’incontro

Ho avuto modo di leggere questa interessantissima conversazione di Massimo Cacciari nella quale, lui laico nel senso di non credente, traccia un profilo di Papa Francesco davvero inedito e audace proprio perché come lui stesso afferma: «Per affrontare questa figura, per comprenderla, è necessario, io ritengo, andare oltre le immagini popolari, che i media trasmettono continuamente, immagini direi ‘populistiche’, di questo Papa. (…)
Non si tratta di dire “Porto io la borsa”, oppure “Vado nell’appartamentino di 50 metri quadri invece che stare in Vaticano”: queste sono sciocchezze. Va bene dare queste immagini, ma il tema è la povertà, la sfida del grande tema della povertà, rispetto a quella che è la grande cultura dominante, che è esattamente l’opposto di questo valore.
Povertà che non significa che è bene avere pochi soldi, ma significa poveri in spirito: è bene essere vuoti, svuotarsi del proprio sé… per poter accogliere l’altro. Questa è la povertà, essere accoglienti; ma se io sono pieno di me, non posso accogliere nulla».
E partendo da questo fondamentale aspetto sviluppa il suo articolato pensiero nel quale evidenzia l’impegno della Chiesa a riformarsi continuamente: «…come vuoi fare un incontro se non sei povero, e cosa vuoi incontrare se non ti riformi, se non sei sempre disposto a cambiare, cioè a riformarti? Se non ti senti tu come persona semper reformandus, chi e cosa vuoi incontrare? Non vuoi incontrare qualcuno, ascoltare e accoglierlo, vuoi imporre te stesso a quello allora, se non ti ritieni tu convertibile e riformabile sempre».
Ed infine, chiedo scusa per l’eccessiva semplificazione, entra dentro le stesse lacerazioni che stanno attraversando l’umanità di oggi fino ad affermare con estrema chiarezza: «Guardiamo le cose realisticamente: inutile farci chiacchere per farci coraggio, le cose sono tragicamente peggiorate e per rimontarle ci occorre la massima buona volontà da parte di tutti, nel senso di accoglienza ascolto, conoscenza, ma anche di grandi politiche, economiche, finanziarie, per far sì che la prossimità non sia un discorso ma una realtà, pratiche che attualmente mancano».
Al termine della sua efficace esposizione risponde con altrettanta schiettezza ad alcune significative domande che gli rivolgono alcuni partecipanti. Infine, ma non ultimo, mi sono reso conto che se questo esigentissimo modo di accogliere,  di ascoltare, di incontrarsi e di dialogare, da lui proposto, sarà fatto proprio dalla stessa politica e da coloro che amministrano le nostre città, allora avverrà davvero una radicale, benefica rivoluzione: si tratta infatti di non limitarsi a battere le mani ma lasciarsi pienamente contagiare dall’esempio di Papa Francesco.
Anche se dunque la lettura potrà essere impegnativa in quanto richiederà un po’ di tempo l’INVITO è di leggere l’intero intervento in quanto contiene veramente una grande ricchezza: personalmente infatti non posso che ammettere, da credente, che ne sono rimasto profondamente affascinato e ho sperimentato come esso mi abbia spalancato la mente e riscaldato il cuore.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

*