Chiara Lubich nella sede delle Nazioni Unite

Questi sono alcuni brani del sapiente intervento che ella tenne il 28 maggio 1997: oggi come non mai vi è la necessità che ciò venga realizzato con il concorso proprio di tutti.

[…] Il Movimento dei Focolari […], puntando sull’unità fra i singoli, fra i gruppi, fra i popoli; sognando una futura realtà, che potrebbe essere espressa dalla parola: mondo unito, genera la pace nel mondo […] propone, promuove, costruisce la pace non ad alto livello, come è per l’ONU, ma nell’umanità, nel popolo, fra persone diverse per lingua, razza, nazione e fede. E quale il vincolo d’unità, causa della pace? L’amore, l’amore che batte in fondo ad ogni cuore umano. Che, per i seguaci di Cristo, può consistere in quella cosiddetta agape che è una partecipazione all’amore stesso che vive in Dio: amore forte, amore capace di amare anche chi non contraccambia ma attacca, come il nemico, amore capace di perdonare.
E per chi segue altre fedi religiose è un amore che può chiamarsi benevolenza ed è espresso da quella “regola d’oro” che impreziosisce molte Religioni e dice: “Fa’ agli altri ciò che vorresti fosse fatto a te. Non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te”. Amore che, per le persone che non hanno una fede religiosa, può voler dire filantropia, solidarietà, non-violenza.
Amore, dunque, amore umano-divino che non esclude quello semplicemente umano e lega uomini e donne, bambini e anziani, persone di ogni estrazione sociale, facendole un sol cuore. Questo porta conseguenze sia sul piano spirituale che terreno: una condivisione più o meno piena, ma sempre nell’atmosfera della pace. […]
Questo amore reciproco, questa unità, che dà tanta gioia a chi la mette in pratica, chiede comunque impegno, allenamento quotidiano, sacrificio. E qui appare, per i cristiani, in tutta la sua luminosità e drammaticità una parola che il mondo non vuole sentire pronunciare, perché ritenuta stoltezza, assurdità, non senso. Questa parola è: croce. Non si fa nulla di buono, di utile, di fecondo al mondo senza conoscere, senza sapere accettare la fatica, la sofferenza, in una parola senza la croce. Non è uno scherzo impegnarsi a vivere ed a portare la pace! Occorre coraggio, occorre saper patire. […]
Ma, certamente, se più uomini accettassero la sofferenza per amore, la sofferenza che richiede l’amore, essa potrebbe diventare la più potente arma per donare all’umanità la sua più alta dignità: quella di sentirsi non solo un insieme di popoli uno accanto all’altro, spesso in lotta tra di loro, ma un solo popolo, abbellito dalla diversità di ognuno e custode delle differenti identità. […]
E’, del resto, ormai parte del “sentire comune” dei protagonisti della vita internazionale la necessità di rileggere il senso della reciprocità, uno dei cardini dei rapporti internazionali, e che è ancora alla base della nostra spiritualità e quindi della nostra azione. Reciprocità, che richiede di superare antiche e nuove logiche di schieramento, stabilendo invece relazioni con tutti come il vero amore esige; che domanda di operare per primo, senza condizioni e attese; che porta a vedere l’altro come un altro se stesso e quindi a pensare in questa linea ogni tipo di iniziativa: disarmo, sviluppo, cooperazione. […]
Escludere la guerra non basta, vanno create le condizioni perché ogni popolo senta di poter amare la patria altrui come la propria, in un reciproco e disinteressato scambio di doni. […]
Certo, guerre ci saranno sempre, finché non entra uno spirito nuovo, perché trovano tutte le scuse per suscitare delle guerre. Occorre cambiare l’anima, occorre un supplemento d’anima. Adesso ci sono tante scoperte, ci sono tante novità, ci sono i mezzi di comunicazione che vanno avanti, ci sono tante… la tecnica che progredisce. Quello che non è progredito nel mondo è l’aspetto spirituale. Occorre nel mondo un supplemento d’anima, un supplemento di amore. E questo dobbiamo portare.

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