Saremo tutti migliori se il nostro entusiasmo contagerà gli altri

Siate liberi e non abbiate paure di dire qualcosa di scomodo, fuori dal coro, o apparentemente impossibile, quando gridate e cantate per la fratellanza tra gli uomini, per la pace. È con queste appassionate parole che ha concluso il suo davvero affascinante intervento il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella all’Arsenale della Pace (Sermig, fondato da Ernesto Olivero), tenuto il 14/5/2015, nel quale ha evidenziato in modo molto efficace le sue priorità sintetizzate da queste parole chiave: politica, corruzione, pace, perdono, cultura. Ne riporto dunque tre ampi stralci affinché siamo attirati a leggerlo integralmente e concorrere così tutti insieme a realizzare ciò che lui ha proposto con lungimirante saggezza ai numerosissimi giovani presenti.

Abbiamo bisogno di tenere sempre vigile la nostra coscienza per affrontare le responsabilità. Per questo è stato importante confrontarsi sulle ragioni della vita, parlare di grandi ideali, proporsi insieme di raggiungerli. (…) Per me è stato importante seguire la vita di Benigno Zaccagnini. Come una lezione. Nel suo ultimo discorso pubblico, a Cesena, pochi giorni prima di morire, fece questa considerazione: “La politica è cercare di capire le grandi cose. Per dare ad esse un senso. Per intervenire possibilmente affinché si svolgano secondo un fine, nella consapevolezza che tutto è strumento (anche il partito è strumento) e lo strumento si nobilita in relazione al fine che si vuole raggiungere”.

La politica smarrisce il suo senso se non è orientata a grandi obiettivi per l’umanità, se non è orientata alla giustizia, alla pace, alla lotta contro le esclusioni e contro le diseguaglianze. La politica diventa poca cosa se non è sospinta dalla speranza di un mondo sempre migliore. Anzi, dal desiderio di realizzarlo. E di consegnarlo a chi verrà dopo, a chi è giovane, a chi deve ancora nascere. La corruzione, il potere fine a se stesso, sono conseguenza di una caduta della politica. Di un suo impoverimento. I giovani si allontanano e perdono fiducia perché la politica, spesso, si inaridisce. Perde il legame con i suoi fini. Oppure perde il coraggio di indicarli chiaramente. La politica scompare se si chiude solo nel tempo presente. Se perde la capacità di guardare al futuro. Naturalmente, deve esser chiaro, la politica è anche concretezza. Senza la capacità di affrontare i problemi di oggi, senza il proposito di ridurre i danni, di sanare le ferite sociali, di andare incontro ai bisogni materiali, la politica non sarebbe capita e le istituzioni finirebbero nel discredito dei cittadini. Il presente è una prova di umiltà per la politica, perché la costringe a tradurre, faticosamente, i principi in scelte concrete. Ma si deve fare ciò che è possibile oggi, tenendo, comunque, alta la testa sul domani e coltivando sin d’ora il progetto di un futuro migliore. Per questo c’è bisogno di voi giovani. Non tiratevi indietro. E soprattutto non rinunciate ai vostri ideali di umanità e di giustizia. (…)

La vostra prova di concretezza, mentre discutete e lottate per un mondo più giusto, sta nel partire da voi stessi. Ciò che chiediamo agli altri, ciò che pretendiamo dalla comunità, dobbiamo essere capaci di realizzarlo nella nostra vita, a partire dalle persone che ci sono vicine. Il perdono è una chiave di umanità. Non è un sentimento da uomini deboli. Al contrario, è una prova di grande forza interiore. Perdonare vuol dire donare totalmente. E’ il dono, la gratuità che genera società, che contrasta la violenza, che consente all’umanità di progredire. L’odio moltiplica l’odio. Il dono, invece, apre alla vita. E il perdono lo fa con una forza molto più grande. Ricordate il brano evangelico: “Se amate quelli che vi amano che merito avete?” (…) La pace che nasce dalle opere di solidarietà e di giustizia. La pace che nasce dalla coerenza, dalla legalità, dal rispetto dell’altro, dall’amicizia, dal far proprie le speranze e le esigenze degli altri. La pace che nasce dalla fatica di dire no quando è necessario. E di dire sì quando è impegnativo. Il perdono non cancella la memoria. Né la ricerca della verità. Le ferite lasciano delle tracce sulla nostra carne. La violenza non va dimenticata, anche perché ricordare deve servire a non ripetere più. E tuttavia la riconciliazione – che muove da coscienze mature – consente di costruire di nuovo dove c’erano le macerie. Partire da noi stessi, dalla nostra coscienza, dall’amico che ha bisogno e ci sta accanto. E, al tempo stesso, guardare in avanti, compiere uno sforzo per osservare l’orizzonte più lontano. Dobbiamo fare entrambe queste cose. Così aumenterà la nostra voglia di cambiare la società. Saremo tutti migliori se il vostro entusiasmo contagerà gli altri. Datevi da fare, perché ai giovani spetta il futuro. Se i giovani non irrompono nelle abitudini degli adulti, e qualche volta scombinano i loro piani, difficilmente le cose andranno meglio.

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