La prospettiva della fraternità per un mondo unito

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Venerdì scorso, 11 Settembre, era il 14° anniversario dei gravissimi attentati a New York e ciò deve continuare ad essere un’occasione per prendere sempre più coscienza di quanto esso deve indurre ad un cambiamento di rotta nella politica mondiale. Personalmente poi sono convintissimo che, per prosciugare ogni forma con cui il male si presenta, occorra vivere e diffondere sempre più la fraternità universale (anche e soprattutto nell’agire politico): è così infatti che anche ciascuno, non solo fra gli uomini e le donne del nostro pianeta, ma fra i popoli come tali e i grandi che li governano, può concorrere “concretamente” a unire l’intera umanità.

Un anno dopo Chiara Lubich, commentando questi tragici avvenimenti, proprio così si espresse con sapiente lungimiranza: “La più alta dignità per l’umanità sarebbe quella di non sentirsi un insieme di popoli spesso in lotta fra loro, ma, per l’amore vicendevole, un solo popolo, arricchito dalla diversità di ognuno e per questo custode nell’unità delle differenti identità”.

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