Il modello e l’esempio di Alcide De Gasperi (1)

1. Le virtù personali e le virtù politiche di De Gasperi

L’esempio di De Gasperi è sotto quest’aspetto unico, dalle radici profonde. Sulla sua spiritualità ho letto nel testo di Maurizio Gentilini [1] l’ampio saggio di don Giulio Delugan, storico direttore di Vita trentina, che fu legato allo Statista da uno stretto e duraturo rapporto di amicizia. Emerge, in seguito all’avvento del fascismo, il lungo “periodo di umiliazione e di tribolazione” a cui De Gasperi fu costretto, periodo che “in certi momenti raggiunse dei toni veramente drammatici”. Proprio di quel periodo Delugan può scrivere: “Ho sempre trovato e ammirato in De Gasperi – e lo dico non per sciocca adulazione postuma, ma per rendere omaggio alla pura verità oggettiva – il cattolico guidato da una fede granitica, coerente, cristallina, di una condotta pratica esemplare e a volte veramente ammirabile”. E ancora: “Non ho mai notato neppure l’ombra del così detto sdoppiamento di coscienza, per cui nella vita privata si seguono certe norme di condotta e nella vita pubblica se ne seguono altre…” [2]. A ben vedere, ogni commento è superfluo… Si capisce, invece, come De Gasperi abbia potuto attraversare alcuni tra i più difficili passaggi della storia contemporanea conservando una straordinaria serenità d’animo. Le sue virtù personali sono state anche le sue virtù politiche. Ha avuto il dono di una coerenza invidiabile: “La fede e la condotta religiosa di De Gasperi – è ancora Delugan che scrive – non è stata una bella facciata, che nasconde il vuoto come certe facciate di palazzi in città bombardate durante la guerra; non è stata un abito da cerimonia per certe solenni occasioni, o una luce tardiva sorta nel suo spirito solo negli ultimi anni, ma qualche cosa di intimo, di profondo, di incarnato nella sua anima, di sostanziale e di genuino, che ha informato, plasmato e guidato il suo spirito fin dai suoi giovani anni e l’ha poi accompagnato ispirandone parole e azioni per tutta la vita”. [3]
La professione politica ha quindi condotto De Gasperi là dove non avrebbe mai pensato di arrivare. Prima suddito ai margini di un Impero, poi di un Regno che lo ha imprigionato e quindi finalmente cittadino di una Repubblica che egli ha contribuito in maniera decisiva a costruire e che, invece, non ne ha sempre riconosciuto i meriti.

1 M. Gentilini, Fedeli a Dio e all’uomo. Il carteggio di Alcide De Gasperi con don Giulio Delugan (1928-1954), Fondazione Museo Storico del Trentino 2009.                                                              2 Ivi, pp. 154-155.
3 Ivi, pp. 164-165.

Continua…

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