Essere coscienza critica per il bene dell’Italia

Avevo scritto iniziando questo percorso di riflessione che “…in definitiva la lezione di De Gasperi mette in evidenza quanto oggi ci sia proprio bisogno di un nuovo ceto politico (da formare), che guardi a quel modello sublime”. Galantino riguardo alla realtà di oggi fa questa graffiante affermazione che ha sollevato aspre polemiche: “Certo, la politica non è forse quella che siamo stati abituati a vedere oggi, vale a dire un puzzle di ambizioni personali all’interno di un piccolo harem di cooptati e di furbi”.
Personalmente ritengo che ciò è purtroppo facilmente costatabile dal gravissimo, inarrestabile allontanamento della gente dalla politica, in quanto questi narcisistici comportamenti hanno finito per svilire pesantemente anche l’importante ruolo dei partiti e di conseguenza di delegittimare le stesse istituzioni.
Al riguardo è importante evidenziare con preoccupazione come proprio l’agire dei partiti risulti sempre più incomprensibile, per non dire sfrontato, e lo dimostra una volta ancora il fatto che mercoledì 14 ottobre 2015 l’Aula del Senato (dopo quella della Camera) ha approvato il ddl Boccadutri sul finanziamento dei partiti. Hanno votato a favore in 148, i contrari sono stati 44, 17 gli astenuti. Hanno votato a favore Pd, Fi, Cor, Ap, contro M5s, si è astenuta Sel. Il ddl (che sblocca i fondi ai partiti per il periodo 2013-2014 e rende possibile l’accesso ad un totale di 45,5 milioni di euro)
Il relatore senatore Miguel Gotor (Pd), presentando il ddl (Modifiche all’articolo 9 della legge 6 luglio 2012, n. 96, concernenti la Commissione di garanzia degli statuti e per la trasparenza e il controllo dei rendiconti dei partiti politici) a firma dell’On. Sergio Boccadutri (Pd), così fra il resto ha motivato la richiesta di approvazione: “Purtroppo, la Commissione istituzionale, a causa della scarsità delle forze previste e dell’alto numero dei soggetti politici coinvolti – se non sbaglio ben 85 – non è riuscita a svolgere il proprio lavoro, come denunciato dal Presidente della Commissione stessa in una lettera al Presidente della Camera del 30 giugno 2015, dopo che la prima Commissione, istituita nel 2012, si era dimessa nel 2014, denunciando di non essere in grado di svolgere con serietà il proprio lavoro”.
Quello che stupisce non è tanto se i bilanci siano davvero in ordine (anche se qualche dubbio sulla loro effettiva trasparenza rimane), ma il fatto che a parte gli accesi interventi dei componenti del M5S nessun altro abbia preso la parola e quindi come l’approvazione  sia avvenuta con inusitata velocità.
C’è poi un altro aspetto che è davvero ancora molto più importante rilevare e cioè che la causa, per cui la commissione preposta non è riuscita a svolgere il suo compito, come è stato detto è dovuta “all’alto numero dei soggetti politici coinvolti – ben 85”. Più dunque che velocizzare le procedure, per attingere continuamente a ingenti somme di denaro pubblico, il vero problema allora è piuttosto quello di mettere urgentemente mano ad una radicale riforma delle modalità con le quali vengono riconosciuti i soggetti politici: è scandaloso e perciò intollerabile infatti che ci sia un così alto numero di soggetti politici che con troppa facilità godono ingiustamente di ciò.
Per questo perciò con i prossimi post si cercherà di approfondire il perché i partiti sono venuti meno alla loro fondamentale mission e quali nuove prospettive oggi si possono intravedere.

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