Lettera aperta a Matteo Renzi Segretario Nazionale del PD

Una leadership partecipata e collettiva

Carissimo Matteo,
lunedì 13 febbraio ho seguito in diretta la Direzione Nazionale del Pd e devo dire, da cittadino che guarda alla politica libero da qualsiasi appartenenza, di essere rimasto deluso dal tuo atteggiamento: nella tua relazione infatti è mancata ancora una volta quella capacità di saper interpretare credibilmente le differenti aspettative presenti nel partito e questo, nonostante l’interessante dibattito che si era sviluppato, è stato chiaramente visibile al termine di essa quando davanti alla votazione di due diversi ordini del giorno, invece di cercare una positiva mediazione (valorizzando i non pochi punti in comune), si è lasciato volutamente che ha decidere fossero le rigide regole, anche perché sapevi benissimo di poter contare sulla larga maggioranza dei numeri a favore, alimentando però così ancor più proprio quella conflittualità (scissione?) che finirà per nuocere non solo al Pd ma allo stesso intero Paese.
Quello che trovo del tutto ingiustificabile è il fatto che non riesci ad avere ancora la consapevolezza di essere soprattutto tu la principale causa della gravissima situazione in cui vi trovate in quanto, avendo voluto mantenere per te le due delicatissime cariche di segretario e premier, hai finito in questo modo per penalizzare pesantemente soprattutto il partito proprio perché esso è rimasto senza chi avrebbe dovuto prendersene cura: al di là degli slogan infatti il dovere del segretario è di dimostrare nei fatti di essere realmente colui che si fa carico di far sentire tutti parte viva nel realizzare insieme il progetto comune di cui siete portatori. Certo, anche le stesse minoranze hanno le loro responsabilità.
A questo riguardo vorrei ribadire quanto da tempo vado sostenendo e cioè che sarebbe quantomeno buon senso rendersi conto che le due cariche sono inconciliabili fra loro e non solo perché il loro compito è molto diverso (uno istituzionale, l’altro politico), ma anche perché ciascuno di loro esige tutte le forze disponibili per poterlo esercitare pienamente. In un tempo dove i partiti sono chiamati ad un urgente quanto radicale rinnovamento del loro ruolo (a proposito quando si arriverà finalmente ad approvare in modo condiviso una ormai inescusabile legge in tal senso?), è del tutto evidente che va ripensato profondamente anche lo stesso compito di segretario/coordinatore politico.                                                                                     Al riguardo trovo di grandissima attualità proprio questo pensiero che riprendo da una riflessione di Paolo Giusta dall’interessantissimo titolo “Alcune riflessioni sulla leadership etica” e che desidero in modo specialissimo offrirti come un augurio che nasce dal cuore (anche se esso vale naturalmente per tutti).

Questo è per me il leader etico: uno che sa che quello che fa è più importante di quello che dice; uno che intenzionalmente è un modello etico, con i suoi comportamenti e con le sue decisioni. (…) Essere leader-facilitatore significa assumere con dignità il ruolo di apriporta, di canale: aprire la porta alla verità, rimuovere le barriere alla partecipazione. Con un gioco di parole: essere non tanto uno che condivide un significato creato in precedenza, nella sua testa o in un piccolo gruppo, ma che dispone le condizioni per la creazione di un significato condiviso; una persona che rende possibili, cioè, una leadership partecipata e collettiva”.

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